L’Acqua del Sindaco


REGGIO EMILIA, 11 AGO. 2009 – Una fila continua di gente munita di bottiglie vuote da riempire. E’ la scena che si vede tutti giorni in via Gabelli a Reggio Emilia, dinanzi al distributore dell’acqua installato da Enia, la locale azienda multi servizi. Un successo che ha dei lati incomprensibili, se si pensa che altro non si tratta che di acqua del rubinetto. C’è l’opzione di averla refrigerata, è vero, ma chi oggi a casa non possiede un frigorifero? C’è anche la possibilità, anche questo è vero, di imbottigliarla frizzante, e qui la procedura casalinga per aggiungere le bollicine si fa già più complicata. Ma al di là dell’anidride carbonica, altri valori aggiunti proprio non se ne trovano. E sfido anche che possa essere considerato fico bere l’“acqua del sindaco”, come l’hanno chiamata i giornali locali. Un’etichetta che evoca immagini di beatificazione piuttosto che modalità verdi di approvvigionamento di acqua da tavola. Come dire: dopo l’acqua di Lourdes ecco l’acqua del sindaco. Farà bene? Ha potere curativi? Chi la distribuisce è stato il primo a specificare che è la stessa acqua che arriva nelle case di tutti i cittadini: “Si tratta – fa sapere Enia – di un’opera di sensibilizzazione per far conoscere la qualità della nostra acqua”. La cosa da aspettarsi dall’iniziativa, dunque, è che la gente beva sempre più spesso acqua del rubinetto, lasciando al supermercato i pesanti cesti da sei bottiglie in Pet incellofanati in confezioni che il più delle volte si rompono durante il tragitto verso casa. Meno spesa e, soprattutto, meno imballo. E meno camion avanti e indietro per l’Italia per far bere a tutti l’acqua delle Alpi, o di Roma, o di Firenze o di Napoli, ecc. Invece il risultato per ora è che i cittadini, compreso il grillino Matteo Olivieri, vogliono ancora più distributori di acqua Enia in giro per la città.Un team di studiosi di marketing presto si occuperà della questione. Certo diventa difficile dal punto di vista del consumatore, dopo anni di bombardamenti pubblicitari al suono di “altissima purissima bla bla bla” convincersi che basta mettere un bicchiere sotto al rubinetto. C’è sempre quel problema del sapore di cloro, una sostanza, però, che ha il la bella educazione di evaporare da sola, dopo qualche ora che si è riempito una caraffa o una bottiglia. Più di questa semplice legge della chimica può la psiche umana, che fa sembrare più semplice, per ovviare al problema, uscire di casa con la macchina e andare a riempire il baule di acqua dell’Enia dopo dieci minuti di fila. Non può essere solo voglia di campeggio. Qualcosa di esoterico dovrà pure avere l’acqua che sgorga in via Gabelli. La gente aspetta il proprio turno e un cartello dinanzi al distributore invita a non riempire più di sei bottiglie per non rendere troppo lunga l’attesa. Forse più che come acqua del sindaco, chi passa di lì la vede come acqua dei marziani, magari perché ha scambiato l’avveniristica struttura dell’acquedotto sovrastante per un disco volante.

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