Kemet-Arcotronics, una pausa nella trattativa


BOLOGNA, 9 NOV. 2011 – Dopo tredici ore filate di confronto – dalle 13 di ieri alle 2 di questa notte – nella trattativa per la vertenza Kemet-Arcotronics, aperta sul tavolo regionale, arriva il momento della pausa di rilflessione. La sospensione, si legge in una nota della Giunta dell’Emilia-Romagna, é legata a una verifica delle ulteriori proposte del sindacato. "La discussione è a un passo da una conclusione soddisfacente – ha osservato l’assessore regionale alle Attività produttive Gian Carlo Muzzarelli – è da lì che occorre ripartire. Auspico un supplemento di responsabilità da parte di tutte le parti in causa per raggiungere un accordo che assicuri gli obiettivi previsti, in primis – ha concluso – la garanzia degli investimenti e l’occupazione certa dei lavoratori nel nuovo sito industriale a Pontecchio Marconi".Secondo Bruno Papignani, invece, nella trattativa sono diversi i temi che "continuano a impedire una soluzione", nonostante la disponibilità della Fiom "a proseguire il confronto con l’obiettivo di trovare una posizione sostenibile per entrambi le parti". Il segretario generale Fiom Bologna sottolinea sottolinea inoltre che "allo stato non sono fissati altri appuntamenti". A giudizio dell’esponente sindacale, tra i punti di dissonanza si segnala la volontà della Kemet, di "concentrare in un unico stabilimento tutti i siti produttivi (Sasso Marconi, Vergato, Monghidoro). Nello stesso tempo – sottolinea però Papignani – il comparto della meccanica, oggi settore trainante, che opera nello stabilimento di Sasso Marconi, non sarebbe collocato (almeno per quanto riguarda il montaggio) nel nuovo stabilimento, ma in un altro sito da ricercare nel comprensorio". Inoltre, a giudizio del segretario bolognese della Fiom, "se la certezza di trasferimento all’estero d’intere linee di prodotto e certificata, non vi è altrettanta certezza dell’arrivo di nuove produzioni e impianti produttivi negli stabilimenti Italiani. Infatti, l’azienda ha dovuto ammettere che pur accettando la condizione che nessun lavoratore debba essere licenziato, rimane un esubero di 134 persone che bisognerà risolvere con gli ammortizzatori sociali, incentivi all’esodo, diverse sistemazioni, per dimensionare l’occupazione ai nuovi assetti". A giudizio di Papignani, ancora, "la Fiom ritiene che questi siano temi da discutere e da chiarire, per poterli poi eventualmente condividerli. La superficialità e la fretta – aggiunge – non aiutano e non ci riparano da sorprese che potrebbero essere originate da discussioni che non abbiamo mai fatto". Ad ogni modo, conclude l’esponente della Fiom, "sarebbe buona norma, riprendere il negoziato con la pazienza e l’umiltà affinché i dubbi siano chiariti e superati con gli argomenti validi e non con gesti di arroganza. La Fiom – conclude – rimane in attesa, ma non assisterà inerme a eventuali scelte diverse da quelle della ripresa del negoziato, insieme ai Lavoratori e alle Lavoratrici reagirà con forza e responsabilità".

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