Jobs Act, sì alla fiducia in Senato


Evidente non è bastata la rissa vera e propria in Senato, con tanto di simbolico lancio del regolamento al Presidente Piero Grasso, per mettere d’accordo i primi tre partiti d’Italia sull’ormai famigerato Jobs Act: la riforma del lavoro passata attraverso il voto di fiducia con un margine più che ampio, ma che molti dei temi più delicati li deve ancora toccare. All’articolo 18, ad esempio, si metterà mano solo attraverso i decreti attuativi, che promettono nuove risse verbali e non attorno all’introduzione delle garanzie crescenti su base triennale che il Ministro Poletti vuole introdurre per i neoassunti a tempo indeterminato. Tra le misure più drastiche già introdotte figura l’eliminazione del reintegro per i licenziamenti di natura economica, sostituito dall’indennizzo economico. L’Europa, dalla Merkel a Barroso, applaude, ma il dissidio interno è più forte che mai: interno anche al PD, dove la modenese Maria Cecilia Guerra parla di un passo avanti non sufficiente, in particolare sul fronte delle misure passive per il sostegno all’impiego come gli ammortizzatori sociali. Ma soprattutto non è piaciuta, persino tra i Dem, la decisione di far passare la Legge Delega attraverso il voto di fiducia in quello che le opposizioni definiscono “un cortocircuito politico”.

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