Il Jobs act presto legge. Protesta di Cgil e Uil


Alla fine il Jobs Act – il testo sul lavoro che ha letteralmente spaccato in due la sinistra prima ancora che l’Italia – diverrà realtà in una forma leggermente diversa da quella inizialmente concepita. Nel testo finale entra direttamente un riferimento alla reintegra nel posto di lavoro, andando quindi a toccare l’intoccabile articolo 18. Non per chi ha già un contratto a tempo indeterminato – poiché il Jobs Act non interviene con effetto retroattivo – ma per chi firmerà i nuovi contratti a tutele crescenti: se il licenziamento sarà economico, il reintegro nel posto sarà esclusa a favore di un indennizzo economico che va a crescere a seconda dell’anzianità di servizio; vale a dire che licenziare un lavoratore esperto sarà più doloroso che licenziare un neoassunto. Il reintegro rimarrà valido solo in caso di licenziamento nullo e discriminatorio, o disciplinare ingiustificato. Stimata anche l’indennità prevista per licenziamenti in contenzioso, pari a una mensilità e mezza per ogni anno di lavoro del dipendente, fino a un massimo di trentasei. Sull’altro fronte, quello degli incentivi, il Jobs Act prevede a partire dal 2015 l’esclusione totale dal versamento dei contributi per trentasei mesi per i neoassunti a tempo indeterminato. Una mossa che, secondo il Governo, porterà l’anno prossimo a quasi quattrocentomila conversioni contrattuali a tempo indeterminato, e all’anticipazione di oltre duecentomila assunzioni. Ma Cgil e Uil annunciano lo sciopero generale per il 12 dicembre.

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