Jobs Act, Cisl E-R: decreti eliminino contratti precari


“Di fronte ad un apprezzabile calo dei contratti precari non c’è stato stato l’aumento del tempo indeterminato e dell’apprendistato, anzi. C’è stata una diminuzione. L’unico che è cresciuto è il contratto a tempo determinato, che dopo il decreto Poletti è diventato più flessibile nella ripetitività. Quindi le misure non hanno dato la stabilizzazione attesa”. Così Giorgio Graziani, segretario Cisl Emilia-Romagna, spiega i cambiamenti del mercato del lavoro dopo la riforma Fornero e il decreto Poletti. Ora, spiega, “vedremo cosa significa il Jobs Act: il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti è una opportunità. Se con i decreti attuativi riusciremo a togliere completamente i contratti precari, e a fare in modo che sia davvero incentivato, allora ci sarà stabilizzazione”. Il contratto a tempo determinato, ha spiegato Graziani, vale oggi in regione il 50% delle nuove assunzioni. Dal 2011 al 2014 si è passate a 405.235 assunzioni a 434.701 (contratti, ovviamente, non persone) con un +7%. I Co.Co.co sono calati del 26% nello stesso arco di tempo. Il lavoro intermittente del 56%. Le partire Iva del 10%. Il tempo indeterminato è passato da 94.249 del 2011 a 86.066 segnando un calo del 13%. Le cessazioni dei contratti a tempo determinato, tra gennaio-settembre 2014 e lo stesso periodo dell’anno prima, sono aumentante del 31%, del 126% per i giovani dai 20 ai 24 ani. Nel frattempo l’apprendistato è sceso nel triennio del 4%, pur crescendo però del 5% dopo il decreto Poletti, che per Graziani, riducendo la formazione, lo ha reso più interessante. “Sono dati che ci dicono che stiamo utilizzando, anche perché è diventato un po’ più flessibile, quasi esclusivamente il tempo determinato, che però ha grande ripetitività e soprattutto brevissima durata. Quindi alla fine si è precarizzato anche quello, e non abbiamo stabilizzato”. “Dobbiamo fare in modo che il Jobs Act diventi quella opportunità che Renzi annuncia – ha concluso – non si può parlare di regole per il lavoro come l’elemento trainante del rilancio della occupazione stabile. La regola è la fine di una filiera del lavoro che noi vogliamo ricostruire: si fanno investimenti, servono servizi per l’impiego capaci di incrociare domanda e offerta (e quindi la loro riforma è importantissima): solo allora la stabilizzazione diventa applicabile”.

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