Italiani belli, francesi brutti


PARMA, 24 MAR. 2011 – Il governo sguinzaglia l’Agenzia delle entrate a controllare la correttezza, dal punto di vista fiscale, delle manovre di Lactalis sul titolo Parmalat. E’ il bastone più piccolo tra le ruote dei francesi verso la scalata del colosso che era di Calisto Tanzi. Quello grosso è il decreto "slitta Cda". A proposito di correttezze, chi dipinge come il diavolo il gruppo agroalimentare francese, secondo solo a Danone, ricorda che si tratta di una multinazionale poco trasparente, dei cui bilanci da dieci anni non si hanno notizie in quanto non vengono depositati.Il gruppo Ferrero, invece, che dovrebbe guidare la fantomatica cordata di imprese italiane su Parmalat, è trasparente come i vasetti che contengono la sua Nutella. Niente affatto. La controllante dell’azienda di Alba sta in Lussemburgo, noto paradiso fiscale dove vige il segreto bancario. E’ nel Gran Ducato che la Ferrero versa le tasse. Un’inezia: circa due milioni di euro negli ultimi quattro anni, a fronte di un miliardo e più di fatturato.

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