Ritorna la bachicoltura per alimenti e tessile


Rilanciare la tradizione italiana della bachicoltura per un progetto di economia circolare che mette assieme due punti di forza del ‘made in Italy’: agroalimentare e tessile. E’ l’idea di Italbugs di Marco Ceriani, che l’ANSA ha incontrato a Bruxelles al congresso dell’Ipiff, l’associazione europea dei produttori di insetti per mangimi e alimenti.  “Si parte dal campo – racconta – cioè dalla coltivazione intensiva del gelso, le cui foglie sono l’alimentazione principale del baco e con cui si possono fare anche delle marmellate, quindi dal baco si ottengono due prodotti: il primo
è una farina con cui facciamo un panettone che ho chiamato ‘Panseta’ e l’altro è, ovviamente, la seta. Abbiamo lavorato con l’università di Wageningen per dimostrare che il processo
funziona ed è sicuro”. Scelta obbligata quella dell’università olandese perché in Italia manca una legislazione sugli insetti edibili. Il regolamento europeo sui ‘novel food’ che entra in vigore il 1
gennaio 2018 introduce una procedura di autorizzazione che deve partire da una richiesta alle autorità nazionali, ma l’Italia non si è ancora adeguata alla nuova normativa. “Il progetto lo
porterò comunque in Italia – dice Ceriani – partendo dalla produzione della seta. Le farine le produrremo in Olanda”. Oltre al centro ricerca e agli uffici con sede al Parco tecnologico padano di Lodi e parte della produzione a Wageningen, il progetto si completa con una fattoria urbana del baco da seta, un museo interattivo a Bologna. “Vogliamo superare i 500mila euro di investimento – conclude Ceriani – e dare occupazione ad almeno 10 persone nel biennio 2018-2020 tra prodotti alimentari, tessuti e accessori”.

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