Iris, il giorno della protesta. Prodi “Crisi ma non collasso”


FIORANO MODENESE (MO), 16 GEN. 2009 – Ansia e preoccupazione, ma anche voglia di combattere fino in fondo per salvare il proprio posto di lavoro. E’ ciò che provano gli operai dello stabilimento di Iris Ceramiche il cui Cda ha deciso nei giorni scorsi la cessazione delle attività. 780 i dipendenti degli stabiliementi di Fiorano, Sassuolo e Viano che rischiano di ritrovarsi da un giorno all’altro disoccupati. Davanti alla sede principale di via Ghiarola nuova a Fiorano, stamattina, più di mille lavoratori hanno manifestato contro la messa in liquidazione dell’azienda. Una scelta, secondo i sindacati, unilaterale, che non ha lasciato spazio a nessun confronto. Anche a causa di ciò si è osservato, in tutti gli stabilimenti del gruppo Minozzi, uno sciopero di quattro ore. E non si è fatta attendere la solidarietà ai manifestanti da parte dei lavoratori di GranitiFiandre e Ariostea, le altre ceramiche del Gruppo Iris non interessate dalla messa in liquidazione. “Pronti a mobilitare tutto il settore” è stato il messaggio lanciato dai sindacati. “Colpiremo la parte buona dell’azienda – si è sentito annunciare tra i manifestanti – la GranitiFiandre quotata in Borsa ma anche l’Ariostea, i rami attualmente in attività, bloccheremo la produzione e i magazzini”. Tanti anche i politici presenti, a cominciare dai sindaci dei comuni interessati, Pattuzzi, Pistoni, Richeldi e Bursi. Mischiati tra i lavoratori, oltre a rappresentanti dell’estrema sinistra che propongono l’esproprio e la nazionalizzazione dell’Iris, anche i consiglieri comunali di Sassuolo che ieri sera, con l’astensione di Forza Italia e Popolari Liberali, ma non di An, hanno votato un ordine del giorno per chiedere all’azienda di tornare sui suoi passi. Lo stesso appello che da giorni i sindacati fanno al patron Romano Minozzi.Sono settemila le persone in cassa integrazione nel comparto ceramico. Ma Romano Prodi, con una lettera su Repubblica, ha precisato che è sì giusto parlare di crisi, ma non di collasso per il settore. Secondo l’ex presidente del Consiglio, che insieme al figlio Giorgio ha studiato il settore per quasi due generazioni, è sbagliato leggere la chiusura dell’Iris “come la crisi di un intero settore o addirittura di un intero modello produttivo”. "Le nostre riflessioni – si legge nella lettera – ci spingono a pensare che sia assai probabile che, da questa crisi, esca un settore con livelli produttivi un poco più bassi di quelli attuali, con un numero inferiore di imprese ma probabilmente con una qualità del prodotto ancora più elevata". In sintonia con le considerazioni di Prodi il comunicato congiunto di Confindustria Ceramica e delle organizzazioni regionali dei ceramisti di Cgil, Cisl e Uil che ieri si sono incontrati per una ricognizione sull’attuale situazione. Nella nota si legge che è un fatto condiviso che “la maggior parte delle imprese ceramiche italiane prosegue nelle azioni volte ad accrescere la propria competitività, quale concreta risposta alle difficoltà. In tal senso, vanno letti i 320 milioni di euro di investimenti in nuove tecnologie (+6,1% rispetto al 2007), finalizzati a dotare le aziende di tecnologie in grado di innalzare la qualità dei prodotti.” Ciò che non è accettabile, sottolinea la nota con un forte e chiaro il riferimento alla liquidazione volontaria dell’Iris “è che che scelte aziendali individuali vengano giustificate con catastrofi settoriali. La situazione è difficile, ma il settore si sta attrezzando per guardare con convinzione al futuro. In tal senso vanno letti gli sforzi e gli investimenti finalizzati anche alla creazione del Tecnopolo Ceramico”.

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