Iride più Enia, strada in discesa per la fusione


15 FEB. 2010 – All’unione tra Enia e Iride manca poco. Gli ultimi ostacoli sono stati rimossi nell’incontro fiume di sabato a Milano tra i manager delle due società. Nei territori di Torino, Genova, Piacenza, Parma e Reggio Emilia, Acqua, energia, gas e rifiuti diventeranno settori di un’unica holding. Una società che deterrà le partecipazioni di altre sei società autonome. E’ questo il modello di governante trovato dai vertici delle due multiutilitity. La futura holding sarà composta da un un comitato esecutivo di quattro membri, due di Iride e due di Enia, e controllerà la pianificazione del budget delle sei società le quali conserveranno una propria autonomia gestionale e controlleranno ognuna un business specifico. A Torino toccherà il settore energia e i grandi impianti, acqua e gas andranno a Genova, a Piacenza andranno il settore rifiuti e a Reggio quello delle energie.Il nodo del concambio, sul quale grava il problema dell’impatto dei debiti di Iride verso il fisco (circa 130 milioni di euro) verrà preso in considerazione dagli advisor finanziari, ma con tutta probabilità verrà conservato quel rapporto già sottoscritto durante i primi passi della fusione: 4,2 azioni di Iride per ogni azione di Enia. Gli advisor dovranno esaminare la questione delle concessioni pubbliche della multiutility emiliana, messe a rischio dalla recente riforma dei servizi pubblici locali (il decreto "ruba acqua" Ronchi). Dopo l’approvazione dell’accordo da parte dei due Cda, il passo definitivo sarà il sì delle assemblee dei soci entro aprile. A quel punto la fusione, salvo altri colpi di scena, potrebbe diventare operativa da inizio maggio, col trasferimento dei rami di azienda al nuovo gruppo e la firma dei patti parasociali. Un ultimo passo è l’approvazione da parte delle amministrazioni comunali di Reggio, Parma e Piacenza del vincolo del 51% di quota societaria che deve tassativamente restare in mano pubblica. Un vincolo già ratificato da Genova e Torino, ma che in materia di gestione del servizio idrico sarà vanificato dal decreto 135 Ronchi, convertito in legge in novembre dal Parlamento. La recente normativa, infatti, obbligherà i comuni a mettere a gara entro il 2015 i propri acquedotti fissando ben al di sotto del 51% la quota di azioni che le amministrazioni potranno mantenere all’interno delle società che gestiscono il sistema idrico.

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