Iride-Enia: scontro sul 51% pubblico


REGGIO EMILIA, 10 APR. 2009 – Lo statuto della nuova società frutto della fusione Iride-Enia dovrà precisare che il capitale sociale deve essere detenuto in modo "rilevante" e comunque non inferiore al 51% dagli enti pubblici: è il senso dell’emendamento deliberato oggi dalla giunta comunale di Genova che, come spiegato dal sindaco Marta Vincenzi in una conferenza stampa, "é una condizione imprescindibile per la fusione". L’inserimento dell’elemento del controllo pubblico al 51% nello statuto secondo il sindaco "evita di mettere a rischio la tutela degli utenti ed esclude l’idea che si tratti di una privatizzazione. Non è una privatizzazione è una difesa". "Questo elemento – ha spiegato Vincenzi – è comunque già contenuto nei patti parasociali, che tuttavia sono condizionati ad una scadenza temporale. Preferiamo che sia inserito nello statuto precisandolo e rafforzandolo". Secondo il primo cittadino genovese, il controllo pubblico non inferiore al 51% "é una condizione imprescindibile e mi auguro che si deliberi così anche a Torino perché se non assumiamo una posizione omogenea non si potrà andare alla fusione".La Giunta comunale di Torino si è detta disponibile a prendere in esame la possibilità di emendare la sua delibera sull’ipotesi di fusione tra Iride ed Enia, ma il sindaco Sergio Chiamparino non sembra favorevole all’ipotesi che la nuova società sia detenuta al 51% dal pubblico. Proprio sulla quota del 51%, inserita come caposaldo dal patto di sindacato di Hera, si era infatti arenata, nel luglio scorso, la fusione allargata anche alla società emiliano-romagnola. Nel frattempo, il progetto di fusione tra Iride ed Enia è all’esame della commissione consiliare che proseguirà la discussione il 17 aprile. Se si arriverà all’assemblea straordinaria del 28 aprile con una posizione omogenea di Genova e Torino – è stato spiegato – i Comuni emiliani azionisti di Enia avranno 60 giorni per votare l’emendamento o fare delle impugnazioni.

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