Iorio Grulli e i nodi della ricostruzione


Nella scossa del 29 maggio ha perso tutto, due capannoni e la casa. La moglie dopo sei mesi tra la vita e la morte, si è salvata e la vicenda di Iorio Grulli avrebbe potuto essere la classica storia a lieto fine. Da due settimane, invece, l’imprenditore di Rovereto si presenta tutte le mattine alle 8 davanti alla regione per protestare e denunciare come le norme messe a punto per la ricostruzione, non consentano alla sua Manifattura modenese di ripartire.

Il caso è davvero clamoroso ed emblematico. Già, perché, subito dopo la tragedia del 29 maggio, Iorio e suo fratello Gino non si sono persi d’animo e hanno trasferito la produzione a Castellarano, per non perdere gli ordini. La perdita di tutta la produzione, dei macchinari e il crollo del fatturato non sono riusciti a fermarli. Ora però sono pronti a gettare la spugna. Motivo del contendere con la Regione, l’entità del contributo per la ricostruzione e le modalità individuate per la sua erogazione. 5,5 milioni, i danni stimati; 1,8 milioni il rimborso assicurativo avuto da Iorio e Gino Grulli, la metà già speso per pratiche, demolizioni, ristrutturazione della casa e acquisto dei nuovi macchinari.

La Regione adesso chiede ai soci della Manifattura modenese di destinare l’intera quota rimanente alla ricostruzione dei capannoni, riducendo il contributo concesso. Iorio Grulli, però, non ci sta, perché poi per pagare le tasse, l’Iva sui nuovi macchinari acquistati e mantenere la rete di rappresentanti in Italia, non avrebbe più liquidità e dovrebbe contrarre un mutuo. Una scelta che, in tempo di crisi, non si sente di affrontare. Per la Regione, però, le regole devono valere per tutti e il meccanismo messo a punto, che assegna agli istituti di credito un ruolo decisivo, è il più trasparente.

Un caso limite che però testimonia in modo inequivocabile la complessità della ricostruzione e il ruolo decisivo giocato dalle regole e dalla burocrazia. Tra gli emendamenti alla legge di stabilità i parlamentari emiliani chiedono al Governo di prorogare al 30 giugno 2014 il pagamento della prima rata dei prestiti fiscali ricevuti e di differire alla stessa data dell’anno successivo la restituzione del finanziamento concesso per i danni al fatturato. In attesa delle decisioni che arriveranno da Roma, emerge chiaro che per la piena ricostruzione ci vorrà ancora molto tempo.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet