“Io sarò il cuoco e voi i miei commensali”


BOLOGNA, 24 GIU. 2009 – L’aria di cambiamento che da lunedì sera si respira a Bologna ha contagiato anche i festeggiamenti post-elettorali. Alla celebrazione in grande stile di Sergio Cofferati, che cinque anni fa aveva salutato i cittadini in piazza Maggiore sulle note di "We are the champions", ha fatto da contraltare il basso profilo scelto da Flavio Delbono, che ha organizzato una cerimonia raccolta nella prima periferia della città per ringraziare i suoi elettori a pochi giorni dalla vittoria al ballottaggio. Considerato il modo in cui si è concluso il mandato del suo predecessore, è probabile che il neo-eletto abbia optato di proposito per un debutto che più diverso di così non si poteva.L’appuntamento era per le 18,30 in piazza dell’Unità, alla Bolognina, il luogo simbolo della resistenza partigiana bolognese e il punto da cui è iniziata la fine del PCI. Delbono ha detto di aver voluto pronunciare qui il suo primo discorso da sindaco perchè il nome di questa piazza rappresenta "non solo il nome di un giornale di partito, ma l’idea di come la città dovra diventare". "Bologna deve riscoprire un destino comune e non essere solo un insieme di case e di persone", ha scandito dal palco invocando la "riscoperta e la rivalutazione di un senso civico per cui la cosa di tutti sia più importante delle cose di ognuno".Il nuovo primo cittadino ha poi rispolverato l’immagine che si era volto cucire addosso durante la campagna elettorale: "quella di cuoco che lavora per i suoi commensali e che decide di stare in mezzo a loro". E non ha perso tempo, dato che dopo un brindisi con Beatrice Draghetti, confermata presidente della Provincia, e le foto di rito dei due vincitori davanti ad un’enorme scritta che recitava "grazie Bologna", è sceso tra il pubblico per stringere le mani dei seicento sostenitori venuti ad appaudirlo e per firmare autografi. Tanti in bocca al lupo e auguri di buon lavoro indirizzati al neo-sindaco, ma anche delle velate dichiarazioni d’amore di un paio di signore che gli hanno confessato che "dal vivo è proprio bello, molto meglio che sui manifesti". Un’altra gli ha rivelato di aver sofferto con lui: "Mi ha fatto piangere, ho avuto paura". E un marito apprensivo lo ha addirittura rimproverato, seppur in maniera scherzosa: "Sindaco, occhio che quella è mia moglie!", gli ha detto indicando la signora con cui Delbono stava posando in quel momento per una foto. E lui si è subito tirato indietro.Il tour tra il pubblico è stato intervallato anche da brevi dichiarazioni alla stampa, con cui però il nuovo inquilino di Palazzo d’Accursio non si è voluto sbilanciare per quanto riguarda il "toto-giunta" che sta già imperversando. "Non perderò tempo – si è limitato a dichiarare – sceglierò in base a compentenza, esperienza e sensibilità verso la città". Il tutto mentre Maurizio Cevenini, Che con le sue 4000 preferenze è in bilico tra la poltrona di vicesindaco e quella di presidente del consiglio comunale, lo ascoltava interessato. Poco prima di raggiungere l’automobile che lo ha portato via, Delbono è riuscito infine a tranquillizzare Romano Prodi, che lunedì gli aveva telefonato chiedendogli di ripulire subito la città dai graffiti: "Inizieremo sicuramente prima dell’estate", ha assicurato il sindaco, per cui la delibera anti-writers rappresenta un primo atto d’amore simbolico verso la città.

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