Interporto Bologna guarda a Trieste


“E’ innegabile. Basta leggere le rassegne stampa e le strategie future: al di là di ciò che raccontano alcuni presidenti di Autorità portuale, sono Trieste e Genova” gli scali italiani “su cui si svilupperà la maggior attività portuale” del futuro. Parola di Alessandro Ricci, presidente dell’Interporto di Bologna, che spiega così la decisione di investire sullo scalo triestino invece che su quello di Ravenna (rispondendo, ieri nel corso di una commissione in Comune, ad una precisa domanda del consigliere Claudio Mazzanti del Pd). L’Interporto bolognese è direttamente coinvolto nell’investimento sulla progettazione, costruzione e gestione di una nuova piattaforma logistica nell’hub portuale di Trieste. Un’operazione da 132,4 milioni: 70 stanziati dall’Autorità portuale triestina, 32 dal Cipe e 30 a carico del soggetto privato titolare della concessione, ovvero una cordata costituita dall’Interporto di Bologna insieme a Icop, Francesco Parisi Casa di spedizioni spa e Cosmo ambiente srl. La cerimonia di avvio dei lavori, con la posa simbolica della prima pietra, si è svolta lo scorso novembre. E il più vicino porto di Ravenna? In prevalenza si occupa di “merci sfuse” e del “carico-scarico dei camion che prendono le autostrade del mare”, afferma Ricci, è meno sviluppata l’attività riguardante i container: questo perché “non presenta fondali tali da consentire l’ingresso di navi di determinate dimensioni con container pieni”. Su Ravenna, comunque, “stiamo lavorando con un armatore” per un progetto riguardante i semirimorchi, conclude Ricci.

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