Influenza A, la ritirata dei vaccini


BOLOGNA, 23 FEB. 2010 – Un’influenza uguale alle altre, solo più contagiosa. Così veniva presentato il virus H1N1 prima dell’arrivo dell’autunno. Non senza allarmi di una sua diffusione su vasca scala. Un rischio pandemia tale da mettere in ginocchio il paese, per numero di assenti dal lavoro e strutture sanitarie in tilt per l’eccessiva domanda di assistenza. L’Organizzazione mondiale della sanità ora ridimensiona la pandemia, definendola meno grave di altre conosciute nel 20esimo secolo. Proporzionate alla paura, però, sono state le precauzioni adottate dal ministero della Salute italiano, che ha ordinato l’acquisto di 24 milioni di vaccini. Di questi, 10 milioni sono stati prodotti e consegnati, ma soltanto 900 mila sono state le dosi effettivamente somministrate alla popolazione. Un bilancio che, vista la tanto martellata campagna influenzale, si riassume nella parola flop. Montagne di scatole di anti influenzali rimaste intatte si preparano ad essere ritirate. Una circolare della Direzione generale prevenzione e sanità del ministero ha infatti invitato le regioni a radunare i vaccini inutilizzati. "La fase di ricognizione", come l’ha chiamata il ministro Ferruccio Fazio, è iniziata. In Emilia-Romagna sono stati 700 mila i vaccini consegnati, ma solo 160 mila quelli utilizzati. La ragione dello sperpero, secondo molti medici, è da imputare all’arrivo anticipato del virus, che ha fatto raggiungere il picco di influenza quando ancora i vaccini non erano disponibili. Il dito puntato è finito anche su informazioni distorte che si sono diffuse circa una presunta pericolosità del vaccino.Secondo Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul Ssn, a mancare è stato "un decreto ministeriale, un atto formale che indicasse chi, come e quando dovesse ricevere il vaccino". Per il senatore del Pd l’errore non è stato acquistare le dosi, "se l’OMS afferma che c’e’ un’emergenza, i ministeri dei diversi Paesi devono acquistare i vaccini, ma se si usano soldi dello Stato devono essere dati alla popolazione, non lasciati nei frigoriferi."Che fine faranno le dosi in esubero ritirate ancora non si sa bene. Una parte resterà a disposizione dello Stato, che le utilizzerà in caso di un improvviso ritorno della pandemia. Un’altra parte dovrebbe essere spedita all’Oms, (l’Organizzazione mondiale della sanità), mentre un ulteriore quantitativo, come suggerito dall’oms stessa, dovrebbe essere destinato ai paesi più poveri. Interessati ai vaccini "riciclati" potrebbero essere gli stati che stanno nell’emisfero sud, dove i mesi invernali sono giugno, luglio e agosto. Quest’ultimo mese, tra l’altro, è anche quello che compare nella data di scadenza di molte dosi, quelle arrivate con la prima trance di acquisti. Per le altre la validità finirà a ottobre. A giudicare dai numeri degli esuberi, elevati non solo in Italia, ma in tutto il mondo occidentale, dovrebbero esserci vaccini a sufficienza per tutto l’emisfero australe.Tante dosi inutilizzate di vaccini inutilizzate, ovviamente, corrisponde un grosso sperpero di soldi pubblici. Qualcuno forse avrebbe dovuto pensare meglio gli ordinativi da fare. Almeno così la pensano quelli del Codacons che lo scorso 15 gennaio hanno chiesto che gli utenti del Servizio sanitario nazionale vengano risarciti dello spreco. L’iniziativa dell’associazione di consumatori ha preso la forma della class action ed è in attesa di un pronunciamento da parte del Tar del Lazio.

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