Infiltrazioni mafiose, Reggio Emilia cerca provvedimenti


REGGIO EMILIA, 11 MAG. 2010 – Tracce evidenti della presenza di organizzazioni mafiose a Reggio Emilia. Così si possono considerare gli episodi dell’arresto di cinque calabresi dediti all’attività di usura e la bomba esplosa sotto l’auto di Tommaso Martino, piccolo imprenditore edile originario di Cutro.Due fatti che hanno riacceso le preoccupazioni in città per le infiltrazioni della malavita nell’economia locale. Secondo gli inquirenti gli strozzini arrestati la settimana scorsa erano soliti taglieggiare anche alcuni negozi all’interno di supermercati. E all’attività dei dei cinque usurai ora in carcere si collega con l’esplosione avvenuta nel quartiere Quinzio, sotto casa dell’imprenditore-muratore Martino."Un attentato che si caratterizza per una forte valenza intimidatoria e mafiosa", sono state le parole del prefetto Antonella De Miro nel corso della riunione del comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico. Sul caso è al lavoro, oltre alla procura reggiana, anche la Direzione distrettuale antimafia di Bologna.Da capire resta il movente. Potrebbe trattarsi di un avvertimento alle vittime dell’usura, un’intimidazione per evitare denunce da parte loro. Ma potrebbe anche essere un modo per ribadire il controllo del territorio da parte della cosca Grande Aracri nei confronti di nuovi soggetti che si stanno allargando un po’ troppo.Il prefetto De Miro ha ricordato che da alcuni anni la realtà mafiosa è radicata nel territorio e che, allo stesso tempo, i più pericolosi elementi delle ndrine calabresi e dei loro affiliati oggi sono in galera. Ma proprio l’indebolimento di una cosca, dovuto a condanne e a sequestri patrimoniali, può portare al tentativo di altri soggetti di occupare spazi che si sono liberati. Si parte con l’usura, passando alle piccole estorsioni, per finire con la gestione di traffici più remunerativi come la droga.Uno scenario del genere è già stato vissuto da Reggio Emilia alla fine degli anni ’90. Un periodo segnato da omicidi e da bombe, sebbene molto più potenti dell’ultima esplosa.

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