Inceneritori, “effetti rassicuranti” secondo Lusenti


BOLOGNA, 25 GEN. 2012 – L’assessore regionale alla sanità, Carlo Lusenti, ha ribadito ieri in commissione i "risultati complessivamente rassicuranti" dell’indagine Moniter sull’effetto degli inceneritori, che ha esaminato per tre anni lo stato di salute di oltre 400.000 residenti entro 4 chilometri da ognuno degli otto impianti dell’Emilia-Romagna. La presentazione del Rapporto Moniter nel dicembre scorso fu al centro di un contrasto sulla comunicazione di alcuni limitati effetti negativi riscontrati, con ambientalisti e ‘grillini’ che misero sotto accusa la Regione. Ora, alla riunione congiunta delle commissioni regionali Salute e Territorio, Lusenti ha ribadito la formulazione che poi mise d’accordo scienziati e politici: "Nel suo insieme l’impatto degli inceneritori è contenuto ma non nullo". E ha aggiunto che "questo ci spinge a rafforzare il nostro impegno sul fronte della sorveglianza sanitaria". Dal progetto Moniter (che ha esaminato l’effetto degli inceneritori di rifiuti urbani, con circa tre milioni di di investimenti della Regione), si passerà al progetto Supersito: 7 milioni di euro per studiare gli effetti dello smog, in particolare delle particelle fini e ultrafini (pm10 e pm1), in relazioni alle sorgenti di emissione (traffico, industria, riscaldamento, agricoltura). "L’attenzione posta dalla Regione all’ambiente e alla salute – ha rilevato Lusenti – non ha uguali a livello nazionale ed internazionale: non esiste un studio così dettagliato e approfondito a livello europeo". Questo non ha però fermato i consiglieri della Lega nord Mauro Manfredini e Roberto Corradi dal ribadire la richiesta, condivisa dal grillino Giovanni Favia, di convocare un’audizione per ascoltare le obiezioni dell’Associazione medici per l’ambiente (Isde) e dei comitati Modena Salute Ambiente e Gestione Corretta Rifiuti di Parma. Favia ha ricordato che "soggetti indipendenti hanno mosso qualche riserva sui dati di Moniter: dati non esaustivi in una regione molto avvelenata e malata", ha detto, esprimendo perplessità anche sul mancato coinvolgimento dell’Istituto Ramazzini. Corradi ha comunque dato atto alla Regione della correttezza nell’approccio, auspicando però "un maggiore coinvolgimento dei territori" e "la possibilità di potersi esprimere" sulle scelte. Andrea Leoni (Pdl) ha rilevato i dati del Modenese (nascite pretermine) riportando "qualche preoccupazione nei cittadini che vogliono, giustamente, garanzie e risposte scaccia-dubbi". In ogni modo Marco Barbieri (Pd) ha evidenziato i punti di eccellenza della Regione anche in questo campo sulle problematiche ambientali e sanitarie. L’assessore regionale all’Ambiente, Sabrina Freda, ha confermato la politica della Regione per una "massima trasparenza" in linea con le strategie europee, in particolare con la Direttiva UE 2008/98, e con una gestione dei rifiuti urbani in Emilia-Romagna che "é in grado di soddisfare completamente il fabbisogno di smaltimento, rendendo autosufficiente il territorio regionale". In Emilia-Romagna – ha precisato – per la gestione differenziata ci sono 21 impianti di compostaggio e 200 impianti per il trattamento o recupero delle frazioni secche riciclabili; per i rifiuti indifferenziati sono 10 gli impianti di trattamento meccanico-biologico, 8 gli inceneritori (compreso uno per la combustine di Cdr) e 15 le discariche per rifiuti non pericolosi. Nel decennio 2001-2010 la raccolta differenziata è aumentata del 25,4% e l’avvio in discarica è diminuito del 32,6%.

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