In tremila contro gli inceneritori


PARMA, 16 APR. 2010 – E’ il cantiere più osservato dai parmigiani. E’ in via Ugozzolo, tra l’Ikea e i binari della Tav. In quest’area sta sorgendo un "polo ambientale integrato", tre parole che possono essere riassunte in una: inceneritore. Nonostante i lavori siano in stadio già avanzato, gli ecologisti non si danno per vinti. A loro interessa poco che l’autorizzazione al progetto sia stata deliberata dalla Provincia due anni e mezzo fa. E importa ancor meno se Enia, la multiutilility proprietaria dell’impianto, ha già appaltato quasi tutti i lavori, per un costo totale intorno ai 135 milioni di euro. Per mostrare che la voglia di fermare il cantiere è ancora tanta, il comitato contro l’inceneritore ha organizzato una manifestazione pronta a farsi sentire per le vie di Parma sabato 17 aprile. Non si tratterà di un corteo fatto dai soliti noti, l’iniziativa è nazionale e a rispondere all’appello sono state più di 180 associazioni.Tremila persone sono dunque pronte a marciare in difesa della salute e contro le sostanze nocive prodotte dagli impianti di incenerimento. Cosa a cui tengono particolarmente gli organizzatori è passare per un movimento propositivo. Guai a liquidarli come uno dei tanti gruppuscoli di ambientalisti del no a priori. Il programma alternativo al no che gridano è già tutto nel nome che si sono dati: Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti. Per essere il più possibile credibili, gli anti inceneritoristi di parma hanno puntato tutto sulla comunicazione delle alternative che oggi possono sostituirsi allo smaltimento via forno. Si possono visionare sul sito internet del Coordinemento, oppure apprendere dal vivo in uno dei convegni che ogni tanto l’associazione organizza. Come quello di stasera alla Camera di Commercio, in cui parleranno Paul Connett docente di chimica alla St. Lawrence University di New York e consulente Onu per la gestione dei rifiuti, Joan Marc Simon dell’associazione Gaia (Global alliance for incinerator alternative), Patrizia Gentilini di Isde Italia (Associazione medici per l’ambiente), Rossano Ercolini di Ambientefuturo e Enzo Favoino della Scuola agraria del Parco di Monza.Fino ad ora Parma era l’unica provincia dell’Emilia-Romagna senza inceneritore. Una cosa del tutto sensata se si pensa che il nome della città è legato ai marchi del cibo italiano più famosi nel mondo, come il Parmigiano Reggiano e prosciutto di Parma. Così che un altro cavallo di battaglia di chi contrasta le scelte degli enti locali in materia di rifiuti, è quello della tutela della Food Valley. Un argomento economico, non solo di salute. E’ un distretto alimentare intero che potrebbe risentire, in termini di immagine, della costruzione di un inceneritore al proprio fianco. Anche se fosse vero, come dicono gli amministratori locali, che è il più pulito e sicuro mai realizzato.

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