“In prigionia senza un perché”


BOLOGNA, 1 MAR. 2011 – Dei 50 uomini trattenuti in questo momento al Cie di Bologna, 40 sono fuggiti dalla Tunisia in cerca di libertà e non capiscono perché devono stare nella struttura senza aver commesso reati. E’ la denuncia di Roberto Sconciaforni, consigliere regionale in Emilia-Romagna per Fds, che questo pomeriggio assieme alla collega Gabriella Meo dei Verdi e due legali ha visitato il Cie di via Mattei dopo che un gruppo di attivisti in mattinata ha cercato di irrompere nel centro."E’ una situazione drammatica – ha detto – sono persone in fuga, non criminali. Sono scappate dalla dittatura e dalla fame per trovare libertà, e si trovano chiusi in quello che tecnicamente non sarà un carcere, ma di fatto li priva della libertà, senza aver commesso reati, e ci chiedono perché". Una situazione che genera tensione perché "quel posto lo vivono come una prigione" e, ha aggiunto Sconciaforni, data la situazione "la loro rabbia è giusta, quanto meno giustificabile".Per il consigliere "pensare di risolvere il problema dell’immigrazione in fuga da una dittatura con lo strumento del Cie è follia. Dimostra la follia di questo Governo che vuol risolvere il problema con la repressione". Sconciaforni ha spiegato di non aver raccolto lamentele di maltrattamenti ma ha denunciato il fatto che nella struttura non esiste più lo sportello di assistenza legale: "Non c’è più perché il Comune non lo sta più finanziando"."Chi entra lì non può che uscire peggiorato. E’ una struttura senza senso – ha aggiunto la consigliera Meo – con il collega Naldi sto visitando le carceri della regione. Pur tra mille problemi, in quelle strutture esistono percorsi di reinserimento. Al Cie quei ragazzi stanno lì senza sapere perché, per quanto e che fine faranno. Non è possibile che per chi non ha commesso reati, visto che parliamo di 40-50 persone, non possa essere trovata una soluzione, anche solo di transito verso i paesi dove vogliono andare spesso per raggiungere le loro famiglie".

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