In piazza per slegare l’informazione


2 OTT. 2009 – Informazione, no al guinzaglio. E’ lo slogan lanciato dalla Fnsi, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (ovvero il sindacato dei giornalisti) per promuovere la manifestazione di sabato 3 ottobre a Roma. Una giornata di protesta contro i ripetuti attentati all’articolo 21 della Costituzione italiana. Primo fra tutti i limiti che vorrebbe introdurre il Ddl Alfano: la reclusione, da 6 mesi a 8 anni, per quanti prendono “diretta cognizione di atti del procedimento penale coperti da segreto”. Il che vorrebbe dire essere arrestati per il solo fatto di conoscere come stanno le cose, prima ancora di poterle pubblicare. E se poi si riportano atti di indagine non segreti, cioé già a conoscenza dell’imputato, l’ammenda imposta dal Ddl Alfano va da 5 mila euro a 10 mila euro, nel caso si tratti di intercettazioni. 480 mila euro per articolo è invece il rischio di ammenda per l’editore. Ma la ragione principale per andare in piazza ha a che fare con tutto il sistema dell’informazione italiano, ancorato ormai da troppi anni a un grosso problema che si chiama conflitto d’interessi. Ovvero, la principale barriera al pluralismo dell’informazione. Realtà impossibile in un paese dove troppi media sono direttamente o indirettamente riconducibili al presidente del Consiglio. E’ giusto ricordare il caso di Europa 7, l’emittente che dovrebbe trasmettere, con regolare concessione, su scala nazionale ma che si trova impossibilitata a farlo per via della mancata assegnazione delle frequenze da parte dello Stato. E questo perché a farsi da parte dovrebbe essere Rete 4. Non a caso solo pochi mesi fa nel suo rapporto l’organizzazione no-profit e indipendente Freedom House ha retrocesso l’Italia dalla categoria dei “Paesi con stampa libera” a quella dei paesi dove questa libertà è “parziale”. La nostra posizione è appena un gradino sopra la Bulgaria. Un segnale che ci fa capire come, scalfittura dopo scalfittura, la nostra democrazia sta finendo per somigliare a quelle deboli dei paesi dell’Est.E se l’Fnsi parla di guinzaglio, l’Economist parla di “museruola agli informatori”, intitolando in questo modo un articolo in cui si sottolineano le “ottime ragioni dei giornalisti italiani per essere preoccupati e per protestare”. Il settimanale britannico ricorda le richieste di danni avanzate da Silvio Berlusconi nei confronti dei quotidiani La Repubblica e L’Unità, e “l’assalto senza precedenti lanciato alla Rai”. Non è infatti di poco conto la decisione di togliere la tutela legale ai collaboratori di Report di Milena Gabanelli. Alla faccia di quella che una volta veniva chiamata Mamma Rai.

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