In mezzo scorre il fiume


22 OTT. 2010 – Non nel mio cortile. Il famoso effetto Nimby (not in my back yard) torna di attualità sulle rive del Po, a cavallo tra Emilia e Lombardia. A spaventare le popolazioni locali i progetti di costruzione delle nuove centrali nucleari di cui il governo Berlusconi vuole dotare l’Italia. Delle quattro che dovranno essere pronte entro il 2020, una è quasi certo che sorgerà sulle rive del grande fiume. Per raffreddare i reattori è infatti necessaria molta acqua, per questo la cartina dei siti idonei a ospitare impianti atomici è puntellata di bandierine in località conosciute come "bassa". L’ultima ad essere stata nominata è Viadana, in provincia di Mantova, giusto al di là dei paesi rivieraschi del reggiano e del parmigiano.Il neo ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani è stato chiaro "sarebbe strano non avere in Lombardia una centrale". Il sindaco Letizia Moratti ha fatto subito sapere che a Milano non ce la vuole. Il governatore Formigoni sta invece via via mitigando il rifiuto all’atomo sventolato durante la campagna elettorale delle ultime regionali. Tanto lui dovrebbe essere una volta per tutte, dopo tante riconferme, a fine mandato. Così che sul dissenso dei lombardi potrebbe anche chiudere un occhio. Considerato anche che alla fine le zone vicino a Viadana sarebbero le meno popolate della regione, così come le più lontane dalle città che contano. Località lontane ma abbastanza vicine per aggiudicarsi tutti gli incentivi che il governo elargirà a Comuni e Regioni che ospiteranno i nuovi impianti. Così che per l’Emilia-Romagna, oltre al danno di avere una centrale dietro casa, non ci sarebbe l’opportunità di incassare alcuna contropartita per il disagio sopportato. Un triste scenario che non piace al sindaco di Caorso Fabio Callori (Pdl), che dopo un passato da anti nuclearista, oggi non si dice più completamente contrario al ritorno al nucleare.Caorso è in provincia di Piacenza, dunque in Emilia. Ma se chiedete informazioni al leghista Roberto Castelli, vi risponde che si trova in Padania e, "dal punto di vista strategico e ambientale in Lombardia", come ha spiegato di recente. Al viceministro ingegnere del carroccio piace un progetto di General Electric che vorrebbe riavviare la centrale ora in via di smantellamento. Una marcia indietro che in gergo tecnico si chiama revamping. Ma Castelli non tiene conto che riaccendere Caorso significherebbe fare i conti con una Regione che si annuncia assai più barricadiera della Lombardia sul tema dell’energia dall’atomo.Ma è anche vero che l’ultima parola sul procedimento di localizzazione degli impianti spetterà al governo. Così ha stabilito anche la Corte Costituzionale respingendo il ricorso presentato da diverse regioni, tra cui l’Emilia-Romagna, contrarie al decreto che ha riaperto le porte al nucleare in Italia. Una legge vista come un’imposizione dall’alto, in una materia, l’energia, di competenza regionale. Le cose invece, stanno così: se le popolazioni locali diranno no a una nuova centrale sul loro territorio, il governo potrà imporgliela dichiarando il sito "zona di interesse strategico". La stessa dicitura affibbiata all’inceneritore di Acerra e ad alcune discariche della Campania.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet