In mare scarichi non depurati, l’sos di Legambiente


RIMINI, 2 LUG. 2010 – La notte è rosa ma le acque che finiscono in mare sono nere. A sentire i dati presentati da Goletta Verde a Rimini questa mattina il gioco di parole viene facile. Numeri che evidenziano come lo stato di salute del mare e delle coste dell’Emilia-Romagna non sia dei migliori. Le analisi mostrate dagli ambientalisti di Legambiente arrivano nel giorno in cui inizia la movida più popolosa dell’anno per la riviera romagnola. Il primo allarme è per le foci. Sei sulle otto prese in esame sono fortemente inquinate. Si tratta delle foci di Ausa, Conca, Marano, Marecchia, Rubicone e Uso. Contaminate anche quelle del Savio e del Volano. Nelle analisi i biologi di goletta verde hanno evidenziato una situazione di allarmante sofferenza alle foci dei fiumi con grave rischio anche per le zone limitrofe.Una situazione che, rispetto allo scorso anno, è peggiorata. Infatti, mentre nel 2009 le foci di Uso e Marano erano risultate inquinate, quest’anno sono gravemente inquinate. Minacce per il mare arrivano anche dalle acque prelevate nei pressi degli scarichi dei depuratori risultate con una concentrazione di inquinamento microbiologico ben oltre i limiti di legge. L’inquinamento non ha risparmiato nemmeno le zone di maggior pregio. Come dimostra un campionamento aggiuntivo effettuato a Comacchio, in località Porto Garibaldi, nel canale navigabile che si trova di fronte al depuratore, in via Marina.Secondo Giorgio Zampetti, coordinatore scientifico di Legambiente, "il principale indiziato dell’inquinamento microbiologico rilevato è l’insufficiente depurazione, messo in crisi anche dall’aumento estivo del carico antropico." I responsabili di Goletta Verde hanno sottolineato che la situazione di sofferenza è emersa nonostante questa estate sia entrata in vigore la nuova normativa sulle acque di balneazione. Una nuova direttiva europea che ha criteri più permissivi per la balneabilità e che, secondo Legambiente, rischia di far risultare meno inquinate molte località solo perché è cambiata la legge.Anziché colpi di spugna normativi, ha spiegato Zampetti, "per risolvere definitivamente i problemi di trattamento delle acque reflue servono risorse economiche e nuovi cantieri per colmare quel deficit di depurazione che in Emilia-Romagna lascia oltre 900 mila cittadini, 21% del totale, senza servizio di depurazione". Le criticità del quadro depurativo della Regione sono in parte legate all’afflusso turistico nei periodi di punta, in parte a reti fognarie assenti e sistemi di depurazioni insufficienti a supportare la depurazione dei reflui urbani.

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