In manette Riccardo Errani, è accusato di maxi evasione


ANCONA, 19 NOV. 2010 – Cinque anni fa lo aveva intervistato la trasmissione di Ballarò nelle vesti di residente a Montecarlo, per un servizio su come vivono gli italiani in un paradiso fiscale. Per Riccardo Errani, campione di Rally, cinque anni fa niente domande sull’origine dei proventi che permettono una vita da milionario. Fino a oggi, giorno in cui è stato arrestato dai finanzieri del comando Nucleo polizia tributaria di Ancona. Le manette sono scattate mentre Errani era pronto a gareggiare nelle prove libere del Rally Show a Monza. Dall’autodromo è stato condotto in carcere.Il pilota di rally e team manager Riccardo Errani, 59 anni, forlivese con residenza a Montecarlo, ufficialmente nullatenente, sarebbe l’autore di un vasto raggiro fiscale legato a sponsorizzazione sportive. Con l’aiuto di una cartomante prestanome di Senigallia, che in due anni ha prelevato per lui circa 6 milioni di euro, e del suo navigatore e cronista sportivo Stefano Casadio, tra il 1998 e il 2010 Errani avrebbe tirato le fila di una frode fiscale legata a sponsorizzazioni sportive, con 19 milioni di euro di redditi non dichiarati al fisco e 12 milioni di imposte evase (8 milioni di Irpef e 4 di Iva).Nell’inchiesta della procura di Ancona, in codice ‘World cup rally’, sono indagate a piede libero anche altre otto persone, tra cui il co-pilota, la maga, e un commercialista anconetano che avrebbe curato la contabilità di Errani fino al 2006. Contestualmente all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dal gip Carlo Cimini su richiesta del pm Andrea Laurino, sono stati disposti sequestri per equivalente su beni riconducibili ad Errani: 25 auto da rally, la sede dell’Errani Team a Faenza, 30 conti correnti bancari e due immobili a Rimini.In sostanza, ha spiegato il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Ancona gen. Giovambattista Urso, il pilota riusciva a polverizzare gli introiti derivanti dalle sponsorizzazioni sportive, dirottandoli verso società filtro o ‘cartiere’, con conseguente elusione delle imposte. Gli uomini del Nucleo provinciale della polizia tributaria, guidati dal col. Gaetano Scazzeri, hanno ricostruito un giro di fatture per operazioni inesistenti o gonfiate per 34 milioni di euro, spalmato tra Marche, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Repubblica di San Marino. Con un complesso intreccio di società, il denaro degli sponsor affluiva nelle tasche di prestanome che non pagavano le tasse, ed effettuavano prelievi di contanti (fino a 100 mila euro al giorno) per poi consegnarli al pilota o al fiduciario che li accompagnava in banca.La frode fiscale è venuta alla luce proprio grazie a ingenti prelievi di contante, e in seguito ad una verifica fiscale sull’attività della società World Sas cup di Senigallia, che faceva capo alla cartomante, che non è stata in grado di giustificare le operazioni. I finanzieri hanno poi chiuso il cerchio acquisendo altri documenti e decrittando intercettazioni telefoniche in codice. "Prenota al ristorante per 63 persone" significava "vai a prelevare 63 mila euro"; "vado a prendere il meccanico" era un modo per indicare il prestanome. La "nuova officina" era la banca presso cui veniva aperto un nuovo conto; il "capo officina" il direttore della filiale dell’istituto di credito, magari ignaro del giro illecito. Le indagini proseguono per accertare il ruolo e l’eventuale coinvolgimento degli sponsor o di altri complici.

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