In Emilia Romagna la crisi non chiude le serrande


BOLOGNA, 19 OTT. 2010 – L’anima del commercio resta viva in Emilia Romagna. Lo dicono i numeri, presentati stamattina, dell’Osservatorio della Regione. Prendiamo il dato, ad esempio, del numero di negozi aperti nel 2009: sono aumentati dello 0,6% rispetto al 2008. Facendo invece la media degli ultimi 11 anni, si nota una crescita moderata ma costante dell’1% dell’insieme degli esercizi aperti. Alla fine dello scorso anno se ne contavano 72.731, di cui 18 mila alimentari e 54700 non alimentari. Rapportati alla popolazione fanno 4,1 esercizi alimentari ogni mille abitanti, 12,5 quelli non alimentari. Stando alle quantità, la crisi sembra non esserci. Ma se si passa al dato di quanto è entrato in cassa si vede che negli ultimi anni i fatturati sono scesi. E soprattutto è calata l’occupazione, con 13 mila posti di lavoro persi dal 1998 ad oggi."Per il commercio si pongono alcuni problemi, il primo quello della domanda interna dei consumi", dice l’assessore al commercio dell’Emilia-Romagna Maurizio Melucci. Che nel corso della presentazione dei dati se l’è presa col caro affitti dei negozi, soprattutto nei centri storici dove si toccano cifre folli. Su questo punto Melucci ha spiegato che non si può intervenire dal punto di vista legislativo per normare i costi degli affitti, e ha suggerito una maggior estensione delle associazioni di categoria dei commerciali. Ciò avrebbe un duplice effetto: l’associazione farebbe massa critica nei confronti dei locatari chiedendo affitti sostenibili. E sarebbe un interlocutore più rappresentativo per le amministrazioni locali per studiare iniziative congiunte di valorizzazione dei territori.Inevitabile pensare alla sostituzione, in molti centri storici, di negozi gestiti da italiani con quelli gestiti da immigrati. "Il problema non è chi gestisce ora quei negozi – ha puntualizzato Melucci – ma il perché chi li gestiva prima ha li ha abbandonati. Molti italiani sono stati sostituiti da lavoratori stranieri che hanno aspettative diverse e sono anche disposti a fare sacrifici lavorando con orari più lunghi. Penso però che tra poco anche loro abbandoneranno quei negozi. Il tema vero è che non si può più pensare che c’è qualcuno che senza far nulla chiede per 20 metri quadri in una zona interessante affitti che sono fuori dalla logica del mercato".La Regione, ha aggiunto, continuerà a sostenere la valorizzazione dei centri commerciali naturali, pur nella consapevolezza che il bilancio 2011 dovrà affrontare un taglio di risorse 340 milioni. E con le Province, ha assicurato Melucci, si punterà al rilancio dei negozi di vicinato nelle zone di montagna, dove svolgono un servizio indispensabile. Non ultimo, per l’assessore, va riqualificata l’offerta commerciale della costa, dove ora ci sono troppo spesso negozi troppo piccoli, poco tipici e con un’offerta ripetitiva.Per Melucci bisogna incentivare la riduzione del numero complessivo dei negozi ampliandone la superficie, cosa che porterebbe anche ad un abbattimento delle rendite commerciali. "Stiamo valutando che strumento legislativo usare perché con le liberalizzazioni i comuni non hanno la possibilità di normare il settore."La maggior parte dei negozi oggi resta sotto i 150 mq, e il 91% degli alimentari è sotto questa piccola dimensione. Gli ipermercati sono 45, e anche se nel 2009 ne è stato aperto uno solo, nel 1998 erano 33 (+43,6%).

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