In calo le imprese femminili


Continua la flessione delle imprese femminili in Emilia-Romagna, e non solo per la crisi. A fine settembre erano 84.611, il 20,4% del totale, mentre la media italiana è del 22,2. La tendenza sui 12 mesi è negativa, determinata dalla flessione delle ditte individuali (475 unità) e contrastata dalla crescita delle società di capitali (372 unità). Si concentrano nei settori tradizionali: commercio, agricoltura e servizi alla persona. Lo spiega lo studi di Unioncamere Emilia-Romagna che ha elaborato i dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio. Ma sono, più che la crisi, l’occupazione femminile relativamente elevata e l’avanzato sistema economico regionale a contenere il ruolo delle imprese marginali e dei settori tradizionali e quindi anche la quota di imprese femminili. Solo 4 regioni italiane hanno una quota inferiore a quella nazionale, Trentino-Alto Adige (17,6 per cento), Lombardia (18,7 per cento), Veneto (19,6 per cento) e Emilia-Romagna. Al contrario, le imprese rosa in Molise raggiungono il 29,4 per cento del totale. In un anno le società di capitale in rosa sono aumentate di 372 unità (+3,1%), quelle non femminili dell’1,1%o. Le ditte individuali hanno accusato una flessione dello 0,8% (-475 unità), meno ampia di quella delle non femminili (-2%). Il 21,4% delle imprese femminili è attivo nel commercio al dettaglio e il 5,6% in quello all’ingrosso. Le altre principali divisioni di attività in cui operano sono l’agricoltura (15,5%) e i servizi alla persona (10,9%). Le imprese femminili hanno maggiore presenza relativa nei servizi alla persona (66%), nell’assistenza sociale non residenziale (54,5%), nell’industria delle confezioni (48,2%).

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