“In 72 su una piccola barca, salvati dai pirati”


In collaborazione con ArgentovivoQuang Sang Troung è nato nel 1957 nel Vietnam del sud, al confine con la Cambogia. Figlio di una famiglia numerosa, il papà insegnante entrato come interprete e medico nelle file dei vietcong. Dopo i primi attacchi da parte degli elicotteri americani e il bombardamento delle bombe al napalm, si trasferì con la famiglia in una città dove fece i suoi studi fino alle superiori e poi si arrangiò a fare vari mestieri: il falegname, il pescatore. Ma, dopo la fine della guerra, nel 1975, c’era molta miseria e nessuna possibilità di mantenere una famiglia. Così, all’età di 23 anni, è scappato con la moglie e i suoceri in Malaysia. Il viaggio è stato lunghissimo e avventuroso, pieno di pericoli e di rischi di morte. Qui ne diamo soltanto uno stralcio. Infine è arrivato in Italia, dove ha trovato lavoro in paesi diversi tra Mantova e Cremona. Oggi è in pensione e vive con la moglie e i figli a Pozzaglio, in provincia di Cremona. Nota per la trascrizione. Dato l’italiano incerto e pittoresco (nella lingua vietnamita mancano il singolare e il plurale, il maschile e il femminile, i tempi e i modi verbali, con il verbo sempre all’infinito unito ad avverbi) nella versione scritta ci si è attenuti per quanto possibile fedeli al parlato di Sang, che ricalca la matrice vietnamita, intervenendo solo con la punteggiatura e con qualche piccola variante lessicale e/o grammaticale per rendere comprensibile il racconto. Era anno 1978. Avevo 21 anni, mia moglie 18… non trovo lavoro e allora abito insieme a mio suocero e lavoro con lui. Ma mio suocero deciso scappare perché Vietnam, finita guerra, in pace, non morire più gente, però mancare lavoro, grande miseria. Quindi appare, io, mio suocero, mia moglie con cognato, cognata, nipote, parenti, totale 72 persone con barca. Dentro circa 15-10 persone, pagare un po’ di soldi a mio suocero. Ogni persona ha pagato 300 gr. di oro per scappare insieme con lui, per andare non so dove. Però, quando siamo arrivati al confine tra Vietnam e Thailandia, arrivano pirati di Thailandia, rubare tutto, prendere tutto. Mia suocera ha un dente di oro falso e pirata vuole prendere tenaglia per tirare via, allora un ragazzo che parla inglese: “No, no, quello è finto, non è oro”, allora lui non vuole più levare il dente. Erano armati e sono saliti sulla nostra barca e ci hanno preso tutto. Mio suocero ha dato una borsa con oro, il mio amore anello e orecchini. Però, per la verità, quello che comanda i pirati è bravo, ha detto: “Voi non dovete entrare in Thailandia, girate verso la Malaysia o Indonesia. Se voi continuate ad andare in Thailandia, peggio ancora, ci sono altri pirati”. Allora noi ci crediamo. Ma 10 minuti dopo arriva tempesta, contro barca. Allora lui aiutare, lui legare con la corda la nostra barca. La nostra barca era piccolina, 12 metri, 2-3 metri di larghezza. Lui invece una barca grandissima. Ma due pescatori thailandesi vuole violentare ragazze, una parente di mia moglie, 16 anni al massimo di età, l’altra una ospite. Ma lui sgridato. Due pescatori porta due ragazze indietro, da noi. Dopo lui visto che mare diventa brutto brutto, chiama tutti uomini, donne e bambini dentro sua barca, mentre nostra barca rimane legata così. Dopo circa mezz’ora, 45 minuti, finito tempesta, lui insegnare dove trovare posto per sbarco. Era un pirata bravo, sì, bravo bravo, educato, sì noi fortunati. Quando arrivare a Malaysia, visto tante barche del mio paese Vietnam, perché ogni barca ha targa, targa come automobile, però erano tante, ma tutte buche e vuote, così non potere tornare. Polizia con fucile vuole minacciare, non sparare ma minacciare per avere soldi, oro. Noi detto che non c’è più, ma loro non credono, così cercare cercare, ma non trova niente. E allora spara spara. Spavento per mia moglie incinta da 3 mesi di primo figlio. Allora stare una settimana sulla riva di mare, di notte prende coperte, di giorno sole, così diventare nero come gente Africa. Mangiare non c’è niente, allora noi chiedere acqua e loro porta secchio per andare a prendere acqua del rubinetto. Per il mangiare loro non dare niente, noi continua morire fame. Noi comincia stare male, allora di notte io visto grandi orate di mare e granchi. Io corre, corre e prende e loro vuole sparare. Allora per paura io torno indietro. Di giorno qualche donna raccoglie l’erba di mare, le alghe. Il giorno dopo c’è un signore, pescatore, ha visto noi così e ci lancia uno squalo, uno squalo di più o meno un quintale. Noi preso, tagliato a pezzi, noi mangiare crudo… Il terzo giorno arriva un gruppo di vigili più il comandante, e ha detto: “Sì, dare voi qualcosa per mangiare”. Dopo portare noi in un campo, dove ci sono altri vietnamiti. Dopo poche ore ancora portare scatola con dentro biscotti: c’è riso, con scritto “pronto soccorso”, “croce rossa”. Erano materiali della croce rossa. Dentro un po’ sale, un po’ zucchero, fagioli, un pezzo di carne, biscotti, crackers, un chilo di riso. Non contento, ma va bene così, anche se arrivato tardi. Noi gridare: “Libertà libertà! Trovato America”.Testimonianza raccolta per Argento Vivo da Carmine Lazzarini, collaboratore scientifico della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari© 2009 Argentovivo . il mensile dello Spi-Cgil Emilia-Romagna

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