Imu: priorità alla prima casa, stangata per le imprese


10 SET. 2012 – E’ dall’Imu che i Comuni italiani, stretti fra tagli dei trasferimenti e patto di stabilità, stanno provando a ricavare le risorse mancanti per i loro traballanti bilanci. Lo rivela un’inchiesta del Sole 24 ore, che fa il punto sulle decisioni prese da oltre 80 capoluoghi di provincia relativamente alle aliquote da applicare localmente. Il tutto a una settimana esatta dalla scadenza della seconda rata dell’acconto, che interessa solo chi ha scelto di dilazionare il pagamento in tre tranches. E pur avendo tempo fino al 31 ottobre per approvare i bilanci, dall’indagine emerge come 8 sindaci su 10 abbiamo già deciso di alzare il livello base della nuova imposta municipale sugli immobili, portando così l’aliquota media allo 0,95 per cento, dallo 0,76 fissato in partenza col decreto salva-Italia. In Emilia-Romagna sono tre – Modena, Bologna e Ravenna – i Comuni che optano per il massimo del prelievo: 1,06 per cento. L’unica ad andare sotto il valore medio è invece Ferrara, con lo 0,90. Gli amministratori hanno scelto di dare la priorità alla prima casa, in cui il prelievo, seppur in aumento in 2 città su 5, si ferma ad un’aliquota media dello 0,44 per cento rispetto a un livello base dello 0,40. Modena però si distingue in Regione con lo 0,52, seconda solo a Forlì con lo 0,55. Va peggio invece per le case affittate, in cui si sfiora la media dell’1 per cento rispetto al prelievo standard dello 0,76, e soprattutto per le imprese. Negozi, uffici e capannoni sono i più colpiti e solo Modena e Bologna tra le città emiliano-romagnole hanno previsto degli sconti per alcune categorie di immobili produttivi, tra cui quelli usati direttamente dal titolare e le botteghe storiche.

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