Imu montana, nuovo allarme Coldiretti


Saranno dimezzati in Emilia Romagna i Comuni esentati dal pagamento dell’Imu per le aziende agricole di montagna. E’ quanto afferma Coldiretti Emilia Romagna ricordando che, se non cambieranno le norme, entro il 26 gennaio l’Imu agricola verrà applicata in ben 86 dei 180 Comuni che fino ad oggi sono stati esentati perché in zone montane. A far scattare il pagamento – informa Coldiretti Emilia Romagna – non è più la posizione dei terreni aziendali in montagna, ma l’altitudine in cui si trova il palazzo comunale: se è al di sotto dei 280 metri sul livello del mare, anche se il terreno è sopra i 500 metri, il titolare è chiamato a pagare. Una norma che Coldiretti ha più volte denunciato in quanto crea una inspiegabile disparità di trattamento tra campi confinanti appartenenti addirittura allo stesso proprietario, ma ricadenti all’interno di Comuni con i centri amministrativi su altitudini diverse. Per questo Coldiretti giudica positivamente l’ipotesi del Governo di modificare la norma riportando il parametro dei pagamenti alla classificazione dell’Istat dei comuni “montani” o “parzialmente montani”. In questi ultimi Coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali verrebbero esentati dall’Imu come avveniva in precedenza. In questo caso in Emilia Romagna vengono esentati dai pagamenti 59 comuni e l’imposta dell’Imu montana verrebbe applicata solo in 27 nuove amministrazioni comunali. Resta però il problema della scadenza del pagamento il 26 gennaio, una scadenza – sottolinea Coldiretti – troppo ravvicinata visto che mancano solo due settimane, considerando anche che per il 21 gennaio è anche atteso il pronunciamento del Tar del Lazio sulla conferma della sospensione del pagamento dell’Imu nelle zone montane adottata dallo stesso Tar il 23 dicembre scorso. Anche per questo motivo Coldiretti Emilia Romagna chiede che venga prorogato il termine per il pagamento in modo da mettere i contribuenti in grado di adempiere alle pratiche necessarie. Coldiretti Emilia Romagna auspica che si arrivi ad un provvedimento chiaro, che non penalizzi le aziende delle zone disagiate, per evitare un’altra fuga di imprenditori agricoli dalle nostre montagne, dove negli ultimi vent’anni hanno chiuso i battenti 36 mila aziende (–56%). Un ulteriore spopolamento – afferma Coldiretti – metterebbe a rischio la montagna, dove gli imprenditori agricoli sono le sentinelle del territorio e costituiscono un presidio per prevenire il dissesto idrogeologico. Un ruolo questo che svolgono anche gli imprenditori agricoli in pianura che con la loro attività mantengono il paesaggio e il territorio. Ruolo che è stato riconosciuto proprio con l’applicazione dell’Imu in pianura per cui il Governo ha ridotto il moltiplicatore della rendita da 110 a 75 per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali, riconoscendo il terreno come strumento di lavoro. Un riconoscimento che Coldiretti auspica possa avvenire anche nella prossima revisione del catasto dei terreni perché la tassazione tenga presente i profondi cambiamenti avvenuti in agricoltura dove la redditività dei terreni e fortemente diminuita.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet