Imu montana, interviene la Cia


Con la revisione sui criteri per l’esenzione dall’Imu dei terreni montani “si è messa una “toppa” ad un clamoroso errore, ma persistono pecche che necessitano di una revisione complessiva dei criteri”. E’ quanto scrive, in una nota, la Cia Emilia-Romagna che ritiene “l’imposta sui terreni di un’impresa agricola una tassa patrimoniale ingiusta e sbagliata nel concetto”. Vista la decisione del Governo che ha rivisto i criteri per l’esenzione dall’Imu dei terreni montani abrogando la classificazione su base altimetrica, spiega la Cia regionale, “siamo lieti che sia stata fatta maggiore chiarezza ma resta il fatto che aziende agricole, operando in una vasta area del Paese, continuano ad essere caricate di un onere fiscale che non si possono permettere: riteniamo fortemente iniquo gravare di ulteriori balzelli aziende in difficoltà che hanno, tra l’altro, il grande merito di operare per la difesa del paesaggio ed essere spesso anche l’unico bastione contro il dissesto idrogeologico”. A giudizio della confederazione, ancora, “anche i nuovi criteri inseriti nel decreto legge provocano disparità di trattamento fra imprese che operano con le identiche condizioni produttive, nello specifico dei territori di pianura compresi in comuni classificati Istat come parzialmente montani o meno”. Quindi, prosegue la nota, “continuiamo a ritenere l’Imu sui terreni di un’impresa agricola una imposta patrimoniale ingiusta e sbagliata nel concetto che, in assenza di alternativa, deve essere stabilita rivedendo interamente le norme che danno diritto alla esenzione o alla sua quantificazione utilizzando parametri legati alla reale possibilità dei terreni di generare reddito”.

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