Imprese femminili, un volano per la ripresa


BOLOGNA, 20 MAR. 2012 – Una maggiore occupazione femminile fa crescere il Pil, abbassa la probabilità che un’azienda fallisca o entri in crisi e può costituire un moltiplicatore di opportunità. È partendo da questi elementi (evidenziati anche recentemente in un convegno su donne ed economia dalla vicepresidente della Banca d’Italia, Annamaria Tarantola) che CNA Impresa Donna Emilia Romagna e CNA Impresa Donna di Ravenna hanno deciso di dedicare un forum al valore aggiunto che le donne e le imprenditrici possono portare alla qualità delle imprese e allo sviluppo locale. I dati confermano come le imprese femminili ottengano risultati migliori di quelle non femminili in generale e, in particolare, su valore aggiunto, fatturato e risultato ante imposte. Nel periodo 2004-2009 il fatturato delle imprese femminili aumenta del 3,4% mentre quello delle imprese non femminili cala dell’1,4%; il valore cresce del 7,4% per le imprese femminili e solo della metà per quelle non femminili (3,4%.).Le donne al lavoro e in impresa sono, dunque, brave e affidabili: sono non solo un valore, ma una necessità. Valorizzare le donne conviene al Paese. Ne è convinta Benedetta Rasponi, Presidente di CNA Impresa Donna Emilia Romagna. “Sono tanti i motivi per argomentare che se le donne raggiungessero i livelli di occupazione degli uomini, gli aumenti del Pil sarebbero notevoli sia nell’Eurozona che in Italia e che, in tutto l’Occidente, sono i Paesi dove le donne partecipano di più al mercato del lavoro, quelli con una fecondità più alta". "Occorrono politiche e idee di sviluppo – continua Rasponi – che non releghino troppe donne italiane ad essere brave ragazze, studiose e competenti, ma che non fanno carriera. È dunque rilevante fare crescere l’occupazione femminile di qualità; aumentare la domanda di lavoro; far crescere le imprese che più fanno crescere lavoro e produzione e specialmente quelle di donne che sono più propense ad assumere altre donne”.Come incrementare dunque l’occupazione femminile? CNA ne parlerà domani a Ravenna con l’economista Fiorella Kostoris, che da tempo sostiene come gli interventi e le politiche debbano concentrarsi “sull’aumento dell’occupazione femminile piuttosto che sugli aspetti della conciliazione dei tempi di cura e tempi di lavoro”. E c’è una spiegazione. “La conciliazione lavoro-famiglia – afferma l’economista – non riguarda esclusivamente le donne, ma le famiglie, le coppie e alcuni aspetti della vita familiare devono essere assunti anche dagli uomini e delle istituzioni in termini di servizi”. Al contrario, “la scarsa occupazione femminile ha un’altra valenza e bisogna capire che occorre aumentare la domanda di lavoro, e quindi, incentivare sia le imprese ad assumere donne, sia la creazione di imprese dirette da donne”. Donne che oltretutto, nel nostro Paese sono più istruite e qualificate. “Abbiamo in giro – prosegue Kostoris  – un gran numero di donne altamente produttive ed efficaci a cui bisognerebbe attingere, puntando sulla meritocrazia, parola molto di moda ma poco praticata”. L’aumento della presenza femminile sul mercato del lavoro è un indicatore di crescita economica, sociale e culturale. Ecco perchè, oltre alla precarietà, è necessario rimuovere le discriminazioni di genere negli accessi e nelle carriere e promuovere un’organizzazione del welfare e della società che non solo non scarichi sulla sola donna il peso del lavoro di cura, ma ne valorizzi l’apporto in ogni ambito. Serve dunque avviare una vera riforma del mercato del lavoro che garantisca, un accesso trasparente alle occasioni di lavoro riducendone le frammentazioni  e gli squilibri a danno delle donne, congiuntamente alla riforma degli ammortizzatori sociali nella direzione di un sistema più universalistico e inclusivo. In questo contesto, come dice il Patto regionale per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva,  “restano centrali la riduzione dell’indebitamento pubblico e una maggiore produttività finalizzata alla diminuzione del costo del lavoro. In questi giorni la discussione tra parti sociali e Governo sulla riforma del mercato del lavoro – precisa Paola Sansoni, Presidente nazionale di CNA Impresa Donna – “non sembra corrispondere né all’esigenza di non aumentare il costo del lavoro, né a un sistema di accesso che faciliti l’ingresso di donne nel mercato del lavoro, se non attraverso l’apprendistato e, quindi, non utile per le donne espulse dal mercato del lavoro in questo periodo di crisi”.Ridurre il debito e promuovere la crescita e nuovi mercati implica una ridefinizione di che cosa fa il pubblico e di che cosa fa il mercato e di quali iniziative possono essere immediatamente cantierabili. “E’ una scelta Obamiana – dice Lalla Golfarelli responsabile regionale CNA delle politiche sociali – che riguarda produzione di beni con un occhio particolare all’ internazionalizzazione e allo sviluppo infrastrutturale, ma riguarda anche i servizi e il mercato interno". "Le donne emiliano-romagnole – prosegue Golfarelli – potrebbero guardare più serenamente al nuovo scenario previdenziale e lavorare di più per il mercato se ci fossero più servizi e città più smart-city, anche in una regione come la nostra che ha raggiunto standard europei e continua a investire in sviluppo tecnologico. Nel campo dei servizi alle persone, del benessere, del welfare, della comunicazione, dei trasporti permane un aumento di consumi sostenuti dalla spesa privata. Le imprenditrici e le professioniste sono già in prima linea come imprese e come clienti: servono facilitazioni, come quelle per il risparmio energetico, che hanno dimostrato di promuovere immediata cantierabilità, nuovo lavoro e buone imprese.”Al convegno, oltre a Fiorella Kostoris, saranno presenti Giovanna Piaia, assessore alle Politiche e Cultura di Genere e Welfare del Comune di Ravenna, Roberta Mori, presidente della Commissione Pari Opportunità della Regione Emilia-Romagna, e Maria Ida Germontani, senatrice e membro della Commissione Industria.

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