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© Telereggio24 OTT. 2012 – La storia, per sommi capi, è questa. Nell’aprile 2008 Angelo Mastrolia (foto), imprenditore campano con base in Svizzera, compra la Newlat da Parmalat al prezzo simbolico di 1 euro. Parmalat è obbligata a vendere, Mastrolia si fa carico di 36 milioni di debiti, ma si porta a casa un’azienda risanata prima dal commissario giudiziale Bruno Bartoli e poi da Enrico Bondi, un giro d’affari annuo di 150 milioni di euro, il marchio Giglio e un’area industriale di 80mila metri quadrati alle porte di Reggio.Nel maggio 2008, durante un incontro al Ministero dello Sviluppo Economico, Mastrolia promette 40 milioni di euro di investimenti per potenziare la capacità produttiva di Newlat. Ma negli anni successivi quegli investimenti diventano una chimera. Anzi, i lavoratori dello stabilimento di via Kennedy finiscono spesso in cassa integrazione e il loro numero diminuisce gradualmente, da più di 300 a 254. L’azienda invece cresce attraverso una serie di acquisizioni e fa profitti sempre più cospicui: quasi 30 milioni di euro tra il 2009 e il 2011. Tanto che alla fine dell’anno scorso Newlat aveva liquidità, cioè depositi bancari e denaro in cassa, per più di 40 milioni di euro.Alla fine di settembre, però, il gruppo annuncia 234 esuberi: 84 a Reggio e 150 negli altri stabilimenti. Ma non è tutto. Il presidente Mastrolia spiega che Newlat ha la necessità di unificare in un nuovo stabilimento le attività reggiane e quelle bolognesi. Spiega al Comune di Reggio che non gli dispiacerebbe vendere gli 80mila metri quadrati di via Kennedy con una provvidenziale variazione della destinazione d’uso e trasferire l’attività industriale in un’area più piccola. Il Comune risponde in privato e in pubblico: ‘Massima disponibilità ad andare incontro alle esigenze industriali di Newlat e ad aiutare la proprietà a valorizzare l’area di via Kennedy’. Il 3 ottobre scorso, però, in Comune a Bologna, Newlat ha firmato un verbale d’incontro con enti locali e sindacati. A Bologna l’azienda vuole chiudere il pastificio Corticella. Quando Mastrolia lo comprò aveva 87 dipendenti. Ora ne restano 39, tutti in cassa integrazione. Ma nel verbale d’incontro si parla della realizzazione di un nuovo stabilimento a Bologna come di un investimento strategico che salverebbe i posti di lavoro. L’Amministrazione Provinciale felsinea si è impegnata ad individuare l’area. Storie parallele, insomma. Una delle due finirà male. E forse non solo una.

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