Immigrazione: “Passare dalla paura alla razionalità”


REGGIO EMILIA, 12 LUG. 2009 – Dunque, sembra che alla fine ci sarà la sanatoria per colf e badanti. Naturalmente, non la si potrà chiamare sanatoria, poiché era stato giurato solennemente che la precedente era l’ultima. Ci si può anche chiedere come mai i legislatori non ci avessero pensato prima, alle conseguenze del truculento decreto-sicurezza. Tralasciamo però queste riflessioni un po’ accademiche e congratuliamoci, perché un numero importante di persone, che già lavorano onestamente, potranno diventare visibili e fruire di sacrosanti diritti. Nello stesso tempo, però, forniamo, sulla base dell’esperienza della precedente sanatoria, alcune istruzioni utili a chi intende approfittare della legge per mettere in regola clandestini che non ne avrebbero diritto, magari guadagnandoci qualcosa.Se il meccanismo rimane quello del quale parlano le agenzie di stampa, inizierà, da parte degli stranieri irregolarmente soggiornanti, la caccia al datore di lavoro. La firma sulla richiesta di regolarizzazione diventerà un bene prezioso, che molti italiani e qualche straniero concederanno, facendosi dare però un obolo per il disturbo (l’altra volta si andava dai 1500 ai 3000 euro). Naturalmente, i cinquecento euro previsti dalla legge saranno pagati non dal datore di lavoro che vuole mettersi in regola, ma dallo straniero: egli sarà comunque ben contento di farlo, anche se sa che dopo il primo mese di assunzione fittizia egli verrà licenziato: ma avrà comunque l’agognato permesso, grazie al quale potrà cercarsi un altro lavoro, questo, invece, reale. Come diceva l’illustre Segretario Fiorentino, non propriamente un Padre della Chiesa, “il fine giustifica i mezzi”: mezzo un po’ complicato e un po’ costoso per i poveracci, ma alla fine avremo alcune decine di migliaia di persone che potranno tornare a casa dopo quattro o cinque anni di assenza, uscendo dall’invisibilità.Tutto bene quello che finisce bene, dunque. Tuttavia, il bacino dell’illegalità, parzialmente svuotato, ricomincerà a riempirsi, visto che non viene modificata la legge, che, come dovrebbe essere noto a tutti, rende impossibile l’ingresso in Italia per lavoro. Si dovrebbe dire pubblicamente quello che nei corridoi tutti riconoscono, che è un po’ fantascientifico immaginare che io conosca Nina Petrova, che abita a Dniepropetrovsk, e che andrebbe così bene per fare la badante a mia madre: io aspetto il decreto flussi, se esce, poi spero di essere fortunato nella lotteria informatica ed essere tra i prescelti; inizio poi l’attesa, che può prolungarsi anche per un anno e mezzo. Nel frattempo, supplico mia madre di aver pazienza e di non morire, perché forse Nina Petrova arriverà. L’attesa del tenente Drogo nel Deserto dei Tartari di Buzzati sembra essere, al paragone, una sciocchezzuola.C’è un’alternativa? Il problema dell’immigrazione è difficilissimo, non c’è dubbio. Ma se si vuole costruire una via praticabile, che sia utile a chi ha bisogno di un lavoratore e non si presti a taglieggiamenti verso i poveracci, si dovrebbero tener presenti tre strumenti. Il primo, è il superamento del sistema delle quote. Il potere di verifica dello Stato va esercitato ex post, sulla reale esistenza del lavoro. Ma questo non può essere fatto sulle carte. Secondo punto, far intervenire l’Ente Locale, la Provincia, come responsabile della formazione, o il Comune, come responsabile dell’assistenza ad anziani e disabili. Tali Enti potranno dare la certificazione dell’esistenza del lavoro e attivare, terzo punto, un percorso formativo che comprenda l’apprendimento della lingua, le abilità di base e la conoscenza della nostra cultura e delle nostre istituzioni. Il permesso di soggiorno verrà rilasciato a chi completerà questo percorso. L’immigrazione è una grande sfida alla nostra civiltà e alla politica. Perché non passare dalla paura alla razionalità?

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet