Immigrazione, l’emergenza siciliana diventa modenese


©Trc-TelemodenaMODENA, 16 FEB. 2011 – L’emergenza è nazionale, le migliaia di tunisini, soprattutto uomini, che da giorni stanno sbarcando sulle coste siciliane vanno identificati, e non è pensabile di riuscire a trattenerli tutti a Lampedusa, tra strutture e ricoveri di fortuna. Così, già da qualche tempo, hanno cominciato ad essere trasferiti nei vari Centri di identificazione ed espulsione italiani, senza per altro disposizioni straordinarie. A Modena ne sono già arrivati 50, 25 in un solo gruppo 5 giorni fa. Il Cie ha una capienza di 60 posti, quindi è stato necessario rilasciare, con foglio di via, altri ospiti, soprattutto sabato scorso: una decisione rapida che poteva creare problemi umanitari, per questo la Misericordia, che gestisce il centro, si era attivata per trovare ricoveri per queste persone che dovranno lasciare il paese in 5 giorni, nessuna però ha chiesto aiuto, come se tutti avessero una meta e un obiettivo. Tra quelli usciti anche dei tunisini di Lampedusa arrivati nei giorni precedenti, e pare che molti fossero diretti in Francia.Va da sé che dovendo affrontare l’emergenza siciliana, per i clandestini locali al Cie adesso non c’è posto. E comunque, in molti casi, i nuovi migranti hanno un approccio di netto rifiuto verso la privazione, anche temporanea, della libertà, si ritengono rifugiati politici.Da ieri – ha spiegato il presidente della Misericordia Daniele Giovarandi – nella struttura sono aumentati gli episodi di autolesionismo, cinque ne sono stati registrati solo la scorsa notte, forse anche a seguito della convalida del trattenimento da parte del magistrato.L’associazione ha subito avviato un lavoro di mediazione e dialogo, per spiegare agli stranieri i loro doveri ma anche i loro diritti: come procedere, ad esempio, legalmente per chiedere asilo politico. Sono supportati, ha spiegato la responsabile del Cie Anna Maria Lombardo, da mediatori e psicologi, ma è una situazione di difficile gestione, oltretutto vi sono persone che arrivano allo stremo delle forze.

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