Il turismo salvagente


RIMINI, 18 GEN. 2010 – Dici Rimini e pensi all’estate. Ai ragazzi che aspettano la fine della scuola per trascorrere in Riviera la prima vacanza senza genitori, ai loro fratelli maggiori che fanno l’alba in discoteca e ai tedeschi che scelgono le spiagge più famose d’Italia come meta delle loro ferie. Ormai è una tradizione più che consolidata: da giugno a settembre la capitale italiana del divertimento si riempie di turisti. E per fortuna. Perché è proprio a loro che la provincia romagnola si è aggrappata per passare indenne attraverso il 2009, l’anno della crisi. Non che Rimini sia stata risparmiata dalla congiuntura negativa di proporzioni mondiali per cui verrà ricordato l’anno che si è appena concluso. “Anche qui settori come la metalmeccanica, l’abbigliamento e il calzaturiero sono in difficoltà – ci ha raccontato il direttore della Cna locale Salvatore Bugli – E c’è più di qualche colpo di tosse per quanto riguarda l’edilizia e l’impiantistica, per non parlare delle contrazioni sofferte dal mercato immobiliare”. Ma c’è poco da fare: crisi o non crisi alle vacanze non si rinuncia, e il turismo diventa una vera marcia in più. Anche se non è l’unica.Direttore Bugli, partiamo dalla rilevazione di TrendER relativa al primo semestre 2009, in cui la provincia di Rimini risulta ancora alle prese con un trend negativo.Come tutte le altre, d’altronde. Anzi, sulla base dei dati statistici a mia disposizione, nel sistema regionale Rimini è un territorio che perde qualcosa di meno rispetto agli altri, per quanto riguarda gli indicatori fondamentali. Noi comunque continuiamo a soffrire moltissimo sul versante della produzione. In particolare il conto terzi, che risente della crisi e dell’atteggiamento delle aziende industriali capofila, che è quello che tutti conoscono. E’ una situazione che ha visto una riduzione di fatturato molto sensibile, fino anche al 50%: in alcuni casi è stato veramente un mezzo tsunami. Oltretutto questo è aggravato dal fatto che le aziende di filiera, per difendersi o per logiche aziendali non so quanto lungimiranti, tendono a stringere, anche dal punto di vista della poca produzione che si continua a decentrare, spingono molto sul piano tariffario e fanno una politica di richiesta di sconti. E questo impoverisce ancora di più il nostro tessuto di piccole imprese.E neanche nella seconda parte dell’anno ci sono stati degli sviluppi che consentono di dire che il peggio è passato?No, direi di no. Anche se per noi ha influito positivamente la stagione balneare. Qui a Rimini il turismo ha un’importanza fondamentale, muove circa il 70% del Pil provinciale, e da questo punto di vista devo dire che l’andamento della stagione 2009 è stato decisamente positivo e ha superato le aspettative. Certo, in termini assoluti non è stata un’annata brillante e qualcosa sulle presenze si è perso, ma il movimento – vista la situazione congiunturale – è stato buono. E poi abbiamo avuto un mese di giugno particolarmente negativo dal punto di vista climatico, altrimenti sarebbe stato un anno davvero notevole. Luglio, agosto e settembre sono andati benissimo, e questo ha permesso alla Riviera di vedere girare del denaro. Quindi il turismo ha mantenuto la sua capacità di trainare l’economia provinciale. Sì, assolutamente. Se Rimini, come dicevo prima, si sta difendendo meglio di altri territori, è soltanto perchè a sostenerla c’è il turismo. Che è balneare, ma anche stagionale: il settore fieristico, nonostante la crisi, continua ad attirare molto lavoro qui in Riviera. Noi abbiamo una trentina di manifestazioni fieristiche e questo ci ha permesso, nonostante le contrazioni fisiologiche, di far lavorare qualche centinaio di alberghi anche fuori dalla stagione balneare. Nel Notiziario che avete pubblicato sul vostro sito nel mese di dicembre, il presidente Renato Ioli ha parlato dei risultati molto positivi ottenuti da Unifidi sul versante del credito. Ce ne parla?Noi siamo sempre stati molto forti come Cna. Ma se parliamo di quantità, tra Unifidi e l’altra cooperativa Fidati, nell’ultimo anno abbiamo battuto tutti i record, riuscendo a muovere circa 70 milioni di euro di fideiussioni. Garantiti mediamente tra il 40 e il 50%. E’ un impegno concreto e robusto, che continuerà anche nel 2010. Ci sarà, infatti, ancora bisogno delle nostre cooperative, perché com’è noto il sistema bancario fa fatica e continua a generare poco prestito verso le imprese. Il denaro non è tornato a girare come dovrebbe, per motivazioni che credo conosciamo tutti, in parte comprensibili e in parte no. Intanto però il ruolo delle cooperative di garanzia ha consentito di dare una bella spinta, un bell’aiuto in questa fase di secca.E invece qual è il rapporto che Cna ha con gli Enti locali riminesi?In una crisi così particolare e inedita come quella che ci ha travolto, noi abbiamo chiesto alle Istituzioni di essere presenti con un forte sostegno alle cooperative, e devo dire che lo hanno fatto. Camera di Commercio, Provincia e Comuni sono intervenuti e saranno presenti anche nel 2010 in modo addirittura più robusto, lo dimostrano gli impegni che stanno via via prendendo. Gli Enti locali ci hanno affiancato nelle esperienze di rete, nelle attività di formazione e nei progetti di innovazione. Ma è chiaro che anche loro lo fanno con grandi difficoltà, perché lo stato della finanza locale, e di conseguenza la politica degli investimenti, sono quello che sono. Quali sono state le richieste che avete avanzato?Consapevoli che di soldi ce ne sono pochi, abbiamo chiesto a Provincia e Comuni di essere più efficaci su alcune loro competenze, come quella di affidare i lavori o di rendere più rapide le procedure per approvare interventi urbanistici: attività che, insomma, possono muovere l’economia. Penso di poter dire che qualche passo in avanti è stato fatto e che la logica di sistema che richiamiamo continuamente ha avuto un riscontro piuttosto positivo. Certo, si potrebbe fare molto di più, ma molte cose non dipendono dalle Istituzioni territoriali. Tra l’altro vostra la Provincia, nei mesi scorsi, si è arricchita dei sette Comuni dell’Alta Valmarecchia provenienti dalle Marche. Lei pensa che possiamo rappresentare un valore aggiunto per il territorio riminese?Assolutamente. Quello è uno straordinario lembo di terra, storicamente legato a Rimini a livello culturale, economico e sociale. La stessa distanza geografica – 35 chilometri tra noi e loro contro i 70 che li separano da Pesaro – lo testimonia. Questi sette comuni hanno un corredo di offerta per il turismo di grande valore, perché sono paesi che hanno una tradizione fortissima. Fino a poche settimane fa, per esempio, Novafeltria si era trasformata nel paese del Natale, organizzando in modo magnifico numerose iniziative nel periodo delle feste. Se ci si va d’estate, poi, non c’è curva senza un agriturismo e un’offerta di prodotti tipici. Insomma, è un territorio capace di accogliere quei turisti che magari hanno Rimini come meta, ma che quando vogliono lasciare la marina e la spiaggia decidono di visitare anche l’interno. Noi avevamo già una grande ricchezza con i Comuni della nostra Provincia, ma questa annessione è un’opportunità straordinaria. Come crede che sarà il 2010 degli artigiani e delle piccole e medie imprese riminesi?Un anno faticosissimo. Soprattutto la prima parte non lascia presagire niente di scontato e di facile. Credo che ci sarà da mandar su l’acqua, come diciamo a Rimini. Però, se lo si fa con la coesione che le imprese associate alla Cna hanno dimostrato di avere, ho abbastanza fiducia. Vedo che le nostre aziende fanno di tutto per non lasciare a piedi i propri dipendenti, perché il ca
pitale umano per noi è una ricchezza straordinaria, e mi fa molto piacere. I prossimi 3-6 mesi, comunque, faranno da cartina al tornasole e saranno molto faticosi. Bisognerà diversificare l’offerta, posizionarsi in modo differente, mettersi nella logica di una comunità che combatte e compete come sistema. Ma se riusciremo a passare dallo slogan alla pratica si può fare. Rimini ha delle chances: in passato abbiamo attraversato momenti delicatissimi – penso alle mucillaggini o all’avvento del low cost – ma la città ha continuato a battere presenze sull’ordine dei 12-15 milioni all’anno. Quindi vuol dire che qualcosa di buono siamo capaci a farlo.

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