Il treno perso


10 LUG. 2009 – A distanza di sette mesi dall’introduzione della linea ad alta velocità Milano-Bologna, i pendolari continuano a far parte di una categoria di viaggiatori di serie B. La loro vita è fatta di quotidiani ritardi, spesso causati proprio dalla precedenza che viene data ai nuovi treni veloci. “A volte che lo stesso treno su cui viaggia anche l’assessore regionale alla mobilità e trasporti, Alfredo Peri, si debba fermare in stazioni intermedie come Anzola o Rubiera, per far passare un Eurostarcity”. Sono le parole di Marco Cervino, uno dei fondatori di “Fuori Servizio”, un comitato di pendolari di Reggio Emilia che dal 2004 dà voce agli utenti che transitano sulla direttrice Piacenza-Bologna.Cervino ci spiega che dal giorno in cui sfreccia la Freccia Rossa la situazione non si è evoluta come ci si attendeva. “Malgrado l’entrata in servizio di due binari in più, il servizio locale è migliorato di quasi niente: qualche corsa è stata aggiunta, ma la puntualità rimane a livelli di guardia, molto poco soddisfacenti”. La guerra tra le due velocità, quella alta e quella tradizionale, non è ancora stata risolta e non lo sarà fintanto che i treni veloci non verranno spostati sulle linee a loro dedicate. “Per ora i conflitti vengono gestiti penalizzando il servizio regionale e avvantaggiando quello che rende economicamente, o che dovrebbe rendere, ovvero l’alta velocità”, prosegue Cervino.Attività principale di“Fuori Servizio” è monitorare i ritardi subiti dai treni dei pendolari. Mensilmente vengono pubblicati sul sito internet del comitato i dati di tutti i disagi. “La puntualità è il nostro principale problema. I treni che partono alla mattina per Bologna e tornano alla sera a Reggio Emilia hanno un ritardo medio di dieci minuti”. Detta così può sembrare un dettaglio di poco conto, ma riflettendoci su equivale a dire che se c’è una metà di treni che è in orario, l’altra metà non lo è, e può sforare anche di un numero consistente di minuti. Tra i pendolari e Trenitalia è una costante guerra anche di numeri. I ritardi riportati dal comitato secondo le Ferrovie dello Stato non possono essere presi come riferimento. “Loro continuano a sostenere che non si debba limitare il controllo ai treni da noi indicati. Puntano a far passare dei dati più generali. Ma noi guardiamo i treni che utilizziamo”, racconta lievemente innervosito Cervino. Tra l’altro il conflitto sui dati non è ad armi pari. “Nonostante siano anni che la chiediamo, non ci è ancora stata data la possibilità di accedere in maniera libera e democratica al database che registra tutti i ritardi su tutti i convogli e su tutte le stazioni”. Strano vedere continuare a convivere l’ipertecnologia dell’alta velocità da una parte e l’incapacità di fornire in modo facile e informatizzato i dati reali e dettagliati dei ritardi dei treni.

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