Il treno da non perdere


REGGIO EMILIA, 10 LUG. 2009 – Meno belle parole e più fatti, anche perchè il prossimo sarà un autunno molto duro e le imprese minori rischiano di non farcela. Ma le politiche adottate dai Governi stanno dando i loro frutti e il nostro sistema è sufficientemente attrezzato per salire sul treno della ripresa, quando arriverà. Questa, in sintesi, è la lettura che Romano Prodi fa della crisi e delle ripercussioni che potrà generare. L’ex premier ne ha parlato ieri sera al teatro Valli di Reggio Emilia intervenendo all’assemblea provinciale della Cna, intitolata "Quale futuro per i sistemi locali oltre la crisi". Un’analisi, la sua, che è partita dai problemi economici globali e si è poi concentrata sui sistemi locali emiliano-romagnoli, per cercare di capire come potranno risollevarsi dopo questo periodo di difficoltà. Alla base della crisi, secondo Prodi, c’è stata una colpevole assenza di dialogo. Anni di pensiero a senso unico hanno chiuso la strada “ad ogni regola diversa dal mercato libero”. Ecco perchè, per salvare il salvabile e porre rimedio al disastro esploso lo scorso anno, sono dovuti intervenire i Governi. L’ex presidente del Consiglio è appena rientrato dalla Cina e ha lodato l’esempio di Pechino, che ha deciso di destinare al pacchetto anti-crisi il 17% del reddito nazionale. Un impegno notevole, che ha smosso le acque lanciando le banche in una sfida a chi concedeva più prestiti e che ha avuto il merito di portare il Paese fuori dal baratro prima di tutti gli altri. L’indice di sviluppo della Cina ha ripreso a crescere e, "anche se questo non è abbastanza per cambiare gli equilibri mondiali, impedisce però che il mondo crolli". Prodi si è detto molto felice anche dell’accordo raggiunto pochi giorni fa da Stati Uniti e Russia, che hanno deciso di ridurre le rispettive testate nucleari. Una scelta in qualche modo forzata, dato che le spese militari erano ormai insostenibili per entrambi i Paesi, e governata dal principio do ut des. Ma di vitale importanza, secondo l’ex premier, che ci tiene a ricordare come dalla crisi del ’29 si sia usciti con la guerra. "Quindi il fatto che la ripresa del riarmo mondiale sia stata scongiurata è una gran fortuna".Il problema da affrontare con più urgenza sta nel fatto che nel mondo, popolato ormai da più di 6 miliardi di persone, i consumatori sono solo un miliardo e mezzo. E’ necessario, insiste Prodi, farli diventare molti di più, spostando l’asse dal risparmio ai consumi. "Non è un’ utopia – dice – Cina e India hanno dato l’esempio, ma ormai la spinta deve essere globale". Il Professore individua anche i settori su cui puntare: scienze della vita e ambiente e energie. Due "grandi pacchettoni", come li chiama lui, su cui convergere gli sforzi futuri. "L’Emilia-Romagna è debole in entrambi, ma possiamo utilizzare le categorie mentali che tutti ci invidiano per cambiare", afferma con sicurezza. Prodi è certo che la nostra Regione parta avvantaggiata. Nell’ambito del generale – e a suo dire pericolosissimo – sganciamento dall’economia reale, l’Emilia-Romagna è infatti parte integrante del "cilindro Amburgo-Firenze", che rappresenta un’eccezione, un’isola felice in cui la produzione manifatturiera è tuttora valorizzata. Il segreto sta nelle filiere, "che hanno delle caratteristiche eccezionali: la tradizione della meccanica strumentale e le competenze dei nostri periti rappresentano una straordinaria esperienza che non si costruisce tanto facilmente". La specializzazione, che qui ha basi fortissime, dovrà quindi essere ulteriormente valorizzata. Assieme ad uno spirito di collaborazione e solidarietà tra le diverse strutture territoriali, rappresenterà la chiave per affrontare i prossimi mesi di settembre e ottobre, che secondo l’ex premier "porteranno problemi aziendali estremamente seri". Ma è percorrendo questa strada che si arriverà alla ripresa. Prodi non sa dire quanto ci vorrà, ma è pronto a scommettere che quando il treno passerà l’Emilia-Romagna non se lo farà scappare. Perchè il nostro, dice concludendo il suo intervento, "è un sistema che ce la può fare".

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