Il testamento di Eluana


9 FEB. 2010 – Un anno dopo, Beppino Englaro l’ha chiamata la "fine di un incubo". Così ha definito su Repubblica la morte di sua figlia Eluana, avvenuta la sera del 9 febbraio 2009. Una fine sotto i riflettori, per cui lui ha dovuto combattere una battaglia che non considera ancora conclusa. Il fine-vita è infatti un terreno ancora molto scivoloso nel nostro Paese. In cui è facile impantanarsi per via delle mille controversie etiche che questa questione si porta appresso, ma anche per l’assenza di una legge che si proponga di regolarla.Nelle ore che precedettero la morte di Eluana, "sembrava che quella legge fosse indispensabile per gli italiani", ricorda Englaro nella lettera che ha deciso di inviare al quotidiano di Ezio Mauro. Ma passata l’emergenza, la sua approvazione è stata rimandata e, a distanza di dodici mesi, non se ne ha traccia. Berlusconi ha celebrato l’anniversario rivolgendosi alle suore misericordine della clinica Beato Luigi Talamoni di Lecco, dove la ragazza rimase ricoverata per 14 dei suoi 17 anni di "limbo". Il premier ha espresso loro il suo "dolore per non aver evitato la morte di Eluana". E in questo modo ha ammesso che la lotta da lui intrapresa nello scorso febbraio contro la Corte di Cassazione, il presidente della Repubblica e, non da ultimo, contro il tempo non era altro che una mera conseguenza del clamore suscitato dal caso-Englaro. Morta Eluana, venuti meno la necessità di impedire la sospensione della sua alimentazione e idratazione e il rischio di mettersi contro l’elettorato cattolico, è mancata infatti la volontà di impegnarsi con la stessa solerzia per rendere più chiara e gestibile una materia così delicata.Ma se Governo e Parlamento non prendono posizione, sono i cittadini a far sentire la loro voce. E in questo anno si sono moltiplicate le mozioni popolari che richiedevano l’istituzione di un registro comunale dei testamenti biologici. Sono state raccolte migliaia di firme, per far sì che nessuno abbia più "il potere di disporre di un’altra vita", come ha ripetuto oggi Beppino Englaro. A Bologna, prima del terremoto Cinzia-gate, il Consiglio comunale stava per dare ai cittadini la possibilità di depositare le proprie dichiarazioni anticipate di trattamento. Mentre a Reggio Emilia la richiesta popolare è stata sì approvata, ma il Pd non ha avuto il coraggio di votarla. E ha rinviato tutto al Parlamento nazionale, quindi a data da destinarsi.Modena, invece, già nello scorso marzo aveva portato a casa dei risultati. La città ha fatto da apripista al riconoscimento degli amministatori di sostegno, fiduciari legalmente riconosciuti a cui affidare le proprie disposizioni per il fine vita. Ce lo aveva raccontato Maria Laura Cattinari, vice-presidente dell’associazione “Libera Uscita”. E proprio oggi, Pavullo è diventato il primo comune della provincia ad avere un proprio registro dei testamenti biologici. E’ stato un regalo ad Eluana, a suo padre Beppino e a tutti quelli che come lui pensano che "il miglior modo di tutelare la vita in tutte le situazioni è affidarne le decisioni a chi la vive. Sia a chi è in condizioni di intendere e di volere, sia a chi non è più capace, ma ha spiegato che cosa avrebbe voluto per sé".

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