Il sisma si aggiunge alla crisi: nel 2012 Pil a -2,5%


BOLOGNA, 4 OTT. 2012 – E’ già salato, ma purtroppo ancora del tutto provvisorio, il conto che presenta in regione il terremoto di maggio. Stando a una previsione fatta da Unioncamere regionale e Prometeia, il Pil dell’Emilia-Romagna scenderà nel 2012 del 2,5%. Quello italiano, tanto per inquadrare la situazione, lo farà meno: solo del 2,4. Sul dato, va detto, non incide solo il sisma che a maggio ha devastato le quattro province più vocate al manifatturiero. Pesa in modo determinante l’acuirsi della crisi: tutti gli indicatori del secondo trimestre del rapporto congiunturale di Unioncamere flettono. Dati che, a differenza della stima sul Pil, sono stati ‘nettati’ da quelli delle aziende colpite dal terremoto. Altrimenti il quadro sarebbe stato ancora più fosco. E già così è nero: a luglio sono calati ancora produzione (-3,6%), fatturato (-3,7), ordini (-4,2). Solo l’export resiste in terreno positivo, (+2,9%), ma corre meno veloce rispetto al passato. Così gli imprenditori vedono nero. Per questo semestre, spiega un’indagine di Confindustria, solo il 21,8% si aspetta un aumento della produzione, l’80% ordini stabili o addirittura in calo. A preoccupare il presidente Maurizio Marchesini è anche l’occupazione, con la fine degli ammortizzatori sociali che mette una seria ipoteca sulla ripresa della domanda interna regionale. Mentre anche dal settore bancario non arrivano buone notizie: il mercato dei crediti, ha spiegato Adriano Maestri, direttore regionale di Intesa San Paolo, langue. L’unica città che segna un timidissimo +1,2% è Ravenna. In compenso sofferenze e incagli crescono a ritmo del 2%, e il rapporto con i prestiti è arrivato alla quota record del 10%. A fine 2011 infatti le sofferenze in regione si attestavano a 9.6 miliardi, e c’erano 5.7 miliardi di posizioni incagliate o ristrutturate, per un totale di 15.3 miliardi. Gli impieghi totali invece erano 172 miliardi. Per un rapporto quindi sotto al 10%, che però negli ultimi mesi è peggiorato. Ma se la crisi è stata acuita dal sisma, proprio per effetto del terremoto, potrebbero esserci spiragli nel 2013, quando la ricostruzione farà ripartire il lavoro. Forse anche per questo l’indagine di Unioncamere stima un debole +0,5% per il pil regionale nel 2013, mentre vede quello italiano ancora in terreno negativo (-0,2%). Confindustria per bocca del suo presidente blocca ogni polemica su tempi e modi della ricostruzione. Perché, spiega, "sapevamo che le risorse sarebbero arrivate a gennaio, e non immaginavamo che si potesse arrivare a 9 miliardi. certo, c’é ancora da fare, per esempio sul fronte della dilazione a giugno della fiscalità, ma nel complesso siamo soddisfatti". Certo, crisi e sisma hanno insegnato che per ripartire bisogna soprattutto internazionalizzare e crescere di dimensione, perché sopravvivono meglio le aziende più grandi che non sono legate alla domanda interna (che nessuno si aspetta ripartirà prima del 2014. Ma soprattutto, il sisma ha insegnato "che se spingiamo tutti dalla stessa parte – racconta Marchesini – ce la possiamo fare. Quando c’é coesione sociale e l’impresa è ritenuta un bene comune, ci si rialza. Però, quello che siamo riusciti a fare per il sisma, non riusciamo a farlo in Italia per questo ‘terremoto’ di crisi che ci attraversa da 4 anni: per spenderci con intelligenza per il bene comune".

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