Il sindaco di Caorso: “Una nuova centrale nucleare? Da un’altra parte”


PIACENZA 3 AGO 2009 -Il sindaco di Caorso, Fabio Callori, rifiuta l’eventuale costruzione sul territorio del suo comune di una nuova centrale nucleare, una volta terminato lo smantellamento di quella vecchia. Lo fa con una lettera all’assessore regionale Duccio Campagnoli, nella quale si dichiara d’accordo con la richiesta di chiarimenti sul nucleare a Caorso e in Emilia-Romagna che Campagnoli ha avanzato al ministro per le attività produttive Claudio Scajola. L’assessore regionale gli ha replicato che "sarà altrettanto importante sostenere insieme, come mi scrivi e per evitare equivoci e incertezze, che il sito di Caorso venga subito ufficialmente depennato dalle innumerevoli liste, pubblicate su tutta la stampa in questi giorni, che lo vorrebbero come uno dei possibili siti nucleari da individuare nei prossimi sei mesi secondo il provvedimento di legge recentemente approvato". "Effettivamente – prosegue Campagnoli – la totale mancanza di risposta del ministro Scajola alle nostre sollecitazioni è sorprendente anche sul piano delle normali relazioni istituzionali e leggo con piacere che anche per te si tratta di ribadire una comune richiesta di incontro chiarificatore al Ministero, in relazione alla situazione attuale dell’impianto di Caorso e della Sogin Spa".Intanto, continua speditamente lo smantellamento della centrale nucleare degli anni 80. La dirigenza della Sogin, la società che ha in gestione la dismissione delle vecchie centrali nucleari italiane, ha stretto negli ultimi giorni due importanti accordi per il proseguimento dei lavori. Il primo è con l’impresa svedese Studsvik, specializzata nella progettazione di soluzioni ingegneristiche e nel trattamento dei rifiuti radioattivi, cui sarà affidato, al costo di 6,6 milioni di euro, lo smaltimento di 270 tonnellate di materiali a bassa radioattività. Di queste, 145 tonnellate sono rifiuti a bassa attività prodotti durante il funzionamento della centrale, mentre 127 tonnellate sono carboni attivi, che saranno rimossi a partire da metà agosto. Secondo il comunicato congiunto delle due imprese, i rifiuti saranno trattati e condizionati negli stabilimenti svedesi "e restituiti in una forma che ne riduce i volumi e ne garantisce la sicurezza nel lungo termine". Le operazioni si svolgeranno nell’arco di 42 mesi, "sotto il controllo delle rispettive autorità nazionali". L’accordo sistema un tassello molto problematico nel puzzle dello smantellamento e nella messa in sicurezza della centrale. L’altro accordo riguarda invece specificamente lo smantellamento dell’edificio della turbina, ed è stato siglato con Despe spa, azienda del settore demolizioni a capo di un’Ati (Associazione temporanea di impresa) con Ansaldo nucleare e Techint. Il contratto riguarda il ‘decommissioning’ (smantellamento e decontaminazione) di circa 6.000 tonnellate di materiale metallico e ha un valore di oltre dieci milioni di euro. 30 addetti specializzati saranno impiegati nella lavorazione, che dovrebbe durare due anni e mezzo e che permetterà, grazie all’impiego di un’innovativa tecnica di decontaminazione chimica a base di acido fosforico, di recuperare e riciclare il 96% del materiale.L’ultimo tassello del ‘puzzle al contrario’ della scomposizione della centrale è la rimozione del combustibile. Secondo Emanuele Fontani, direttore della centrale, 850 barre di uranio delle 1032 totali sono già state portate in Francia. La rimozione dovrebbe procedere speditamente e concludersi entro dicembre.

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