Il silenzio del governo più assordante dei fischi


BOLOGNA, 2 AGO 2009 – Nessuna promessa, nessuna risposta. La commemorazione per i 29 anni dalla strage della stazione di Bologna, che costò la vita a 85 persone, finisce senza che le richieste dei familiari delle vittime siano state minimamente accolte. Un silenzio assordante, molto più dei fischi che, come ogni anno, sono piovuti addosso al rappresentante del governo.LA FUGA DEL MINISTRO Quest’anno è toccata al ministro della cultura Sandro Bondi. Non presente sul palco durante i discorsi di Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, e di Flavio Delbono, sindaco di Bologna, il ministro è salito quando toccava a lui parlare. Subito, metà della folla ha abbandonato Piazza delle Medaglie d’Oro, mentre l’altra metà ha cominciato a fischiare. Bondi ha interrotto diverse volte il suo discorso, per ribadire che chi stava fischiando non stava “rispettando il significato profondo della commemorazione”. Nei pochi minuti in cui ha preso la parola, il ministro ha definito la strage come il "momento più buio della storia repubblicana". Ad un accenno sui depistaggi, i fischi sono tornati ad essere assordanti. Il ministro ha allora accusato i suoi contestatori di essere la testimonianza che “in Italia esiste ancora la contrapposizione pregiudiziale” e ha definito la sua presenza alla manifestazione “testimonianza del dialogo, rispettosa delle ragioni di tutti”. Infine, ha ricordato la strage nazista del suo paesino natale, dove morirono 400 persone, chiosando “Io so cosa vuol dire la democrazia e la dignità”. Detto ciò, Bondi ha abbandonato il palco, dopo soli 5 minuti di intervento, ha dichiarato ai giornalisti che era colpa dei fischi se non aveva potuto rispondere alle richieste dei familiari e ha lasciato, in fretta e furia, Bologna.LE REAZIONI DEI FAMILIARI Bolognesi ha deprecato i fischi perché “danno una via di fuga al governo. Domani si parlerà solo dei fischi e non delle mancate risposte”. Durante il suo intervento, Bolognesi aveva denunciato in primo luogo i tentativi periodici di depistare le indagini sui mandanti della strage, rispolverando e riproponendo come nuove “piste che furono seguite e scartate già nel 1980”. Ha ricordato poi i nomi e i cognomi delle persone coinvolte a vario titolo nella strage, e di coloro che sono stati condannati per aver depistato le indagini, dal Gran Maestro della P2 Licio Gelli al faccendiere Francesco Pazienza, al generale Musumeci, al colonnello Belmonte, ai vertici dei servizi segreti militari. Bolognesi ha gridato il suo dissenso alle scarcerazioni, già avvenute, di Valerio Mambro e Francesca Fioravanti, i due coniugi condannati in via definitiva come esecutori materiali della strage, e alla semilibertà concessa a Luigi Ciavardini. “Malgrado siano stati ritenuti colpevoli di decine di omicidi, oltre che della strage, e siano stati condannati a sei ergastoli ciascuno, Mambro e Fioravanti sono oggi liberi. Hanno scontato solo due mesi di galera per ogni persona che hanno ucciso. Tutto ciò è possibile solo perché”, ha continuato Bolognesi, “hanno coperture altissime”.Infine, Bolognesi ha rinnovato le sue richieste all’esecutivo: arrivare ai nomi dei mandanti politici della strage, anche togliendo il segreto di stato sui documenti a partire dal 30° anno, e garantire finalmente la pensione ai familiari delle vittime e ai feriti della strage.L’INTERVENTO DI FLAVIO DELBONO Quando è terminato l’applauso, lunghissimo, per Bolognesi, la piazza si è raccolta nel minuto di silenzio, iniziato dai tradizionali tre fischi del locomotore. Subito dopo ha preso la parola il neoeletto sindaco Flavio Delbono, che ha raccontato la sua esperienza personale di quel terribile 2 agosto. Delbono ha poi deprecato la mancanza di una verità complessiva sulla strage, ma ha anche ricordato i punti fermi cui, dopo 29 anni, si è arrivati. “Sappiamo che è stata una strage del terrorismo fascista”, ha detto Delbono, “organizzata precisamente per motivi politici. E anche se non sappiamo esattamente chi sono i mandanti, sappiamo da quali ambienti provengono e da chi sono stati coperti”. Delbono si è detto favorevole, poi, a cambiare il cerimoniale in vista del 30° anniversario della strage.CORTEO SENZA BANDIERE E’ stata accolta la richiesta di Bolognesi, di partecipare al corteo senza bandiere di partiti politici. In testa alla folla, lo striscione “Bologna non dimentica”, poi a seguire i vessilli dei Comuni e delle altre istituzioni che hanno voluto partecipare, poi i familiari delle vittime e, infine, tutte le altre persone, guidate dal sindaco Delbono, da Beatrice Draghetti e da Vasco Errani. A sorpresa, fin dalla partenza in Piazza Maggiore, era presente al corteo il candidato alla segreteria del Partito Democratico Pierluigi Bersani. Il suo rivale, Dario Franceschini, si è invece unito al corteo a metà di via Indipendenza: i due si sono abbracciati e hanno camminato fianco a fianco.

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