“Il settore delle costruzioni rischia di sparire”


BOLOGNA, 27 GIU. 2012 – Vale l’11% del pil regionale, e rappresenta una parte consistente dell’economia locale, ma il settore delle costruzioni in Emilia-Romagna "rischia di sparire". Dal 2008 al 2011 sono 51.700 i lavoratori in meno (-31%), mentre solo gli operai registrati alle casse edili quest’anno sono 45.714, cioé 25.742 in meno di cinque anni fa, quasi quattromila in meno le imprese. Le ore di cig sono passate da 1,8 milioni nel 2008 a 6,9 l’anno scorso. A segnalare "la crisi senza precedenti" sono Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil che hanno indetto per venerdì a Bologna uno sciopero generale regionale. Oltre a denunciare il fatto "da 18 mesi non vengono rinnovati i contratti provinciali" con "una chiara volontà politica da parte delle associazioni imprenditoriali", i sindacati prendono spunto dalle necessità causate dal terremoto per chiedere che ci si concentri sulla messa in sicurezza del territorio. Per farlo – ha detto Luigi Giove (Fillea-Cgil) – occorre che tutte le amministrazioni comunali e provinciali virtuose, e non solo i comuni colpiti ai quali è consentito dal decreto del Governo, "decidano di forzare il patto di stabilità come atto di responsabilità politica"."Abbiamo – ha proseguito – l’assoluta necessità di porre la questione al centro del dibattito". La manifestazione si ritroverà alle 9.30 in via Parri, davanti alla sede dell’Ance regionale. Poi continuerà con un corteo fino a viale Aldo Moro dove si terrà un comizio con i tre segretari regionali dei sindacati di settore. Oltre al mancato rinnovo degli accordi, viene denunciato "laddove si riescono a fare trattative, ci vengono chiesti passi indietro. Ad esempio in alcuni casi viene messa in discussione la copertura economica in caso di malattia", ha aggiunto il responsabile di Fillea-Cgil. Come effetto della crisi non c’é solo la drastica riduzione degli addetti, ma cresce "l’irregolarità e il lavoro nero", ha fatto notare Ciro Donnarumma della Cisl. In più si riducono i salari e ci sono difficoltà del sistema bilaterale delle casse edili che fatica ad autofinanziarsi. Tra le altre proposte, inserite nel documento ‘Un nuovo costruire per uscire dalla crisi’, che, ha spiegato Riccardo Galasso (Feneal-Uil) era stato preparato prima del terremoto, c’é, appunto, quella di "avviare programmi di riqualificazione del territorio" con la bonifica dei siti inquinati, il recupero delle aree dismesse, la riqualificazione energetica del patrimonio pubblico residenziale e non solo, la demolizione delle aree degradate.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet