Il settembre nero delle aziende bolognesi


BOLOGNA, 31 AGO. 2009 – Agosto è agli sgoccioli, l’estate sta per finire e in tutta la provincia di Bologna l’incertezza di questi ultimi mesi potrebbe fare ben presto spazio ad un vero e proprio incubo. Quello che comincia è infatti preannunciato come un settembre nero, in cui le aziende che oggi riaprono i cancelli dovranno fare i conti con la cassa integrazione e con lo spettro del licenziamento. Bruno Papignani, segretario cittadino della Fiom, non usa mezze misure per delineare la situazione in cui si trova l’economia locale al rientro dal periodo di ferie e dice: "più che generici patti per lo sviluppo, preferirei firmare accordi per salvaguardare l’occupazione"."Siamo davvero messi male: se non si interviene, se non si trovano soluzioni, decine di fabbriche potrebbero non vedere il 2010", sostiene Papignani, che ha chiesto un incontro al presidente di Unindustria Maurizio Marchesini. Con lui vorrebbe affrontare, prima di tutto, la crisi più grave, quella del settore del motociclo. Ma a preoccupare sono, in generale, i 700 posti di lavoro a rischio nelle aziende bolognesi. Un elenco lunghissimo, in cui svettano il gruppo Firbimatic, che produce macchine lavasecco, e i suoi 250 dipendenti in cassa integrazione. Seguono la Pastelli e la Mgm store a quota 70 e la Moto Morini, in piena crisi finanziaria, a 65. La Bini di Marzabotto e la Res&Dev "si fermano" a 50, mentre la Amalind (di nuovo macchine lavasecco) arriva a 44. Alla Marconi di Grizzana Morandi, invece, ci sono 40 lavoratori in cassa integrazione straordinaria finalizzata alla liquidazione: "bisogna trovare un imprenditore nuovo disposto a rilanciare l´attività", avverte il segretario Fiom. La lista, poi, va avanti con la Morara e la Ox Valsetta (30), "dove stanno per finire le settimane di cassa integrazione ordinaria a disposizione", la Gigant (20), "che ha chiesto il concordato preventivo", la Paioli, la Fini, l´Italfarard di Minerbio. "E potrei continuare", dice Papignani.Quello che sta più a cuore al segretario della Fiom bolognese è "che nessuno perda il posto di lavoro. Dico no – aggiunge – alla flessibilità tesa solo a ridurre i costi, un modo rozzo di gestire la forza lavoro. Il tema da rilanciare è invece quello della rigidità del salario, l´unico salvavita per i lavoratori".Il mese di settembre sarà, in questo senso, un banco di prova. Nei prossimi trenta giorni si potranno valutare i timidi segnali di ripresa e si potrà quantificare l’impegno delle istituzioni. I capitali freschi che metteranno eventualmente a disposizione renderebbero infatti più sereno l’autunno tetro che le aziende bolognesi si apprestano a vivere.

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