Il segreto? La cucina emiliana


WHISTLER (CANADA), 28 FEB 2010 – Giuliano Razzoli è raggiante dopo il podio che lo ha visto agguantare l’Oro nello slalom speciale alle Olimpiadi di Vancouver. E spiega: "Tra una manche e l’altra ho mangiato qualcosa, fatto un po’ di stiramenti e qualche esercizio di rilassamento: sapevo, ero convinto che questa gara potevo vincerla. In fondo ho soltanto fatto bene il mio mestiere: sciare". Razzoli, oro olimpico nello slalom speciale come Alberto Tomba 22 anni fa a Calgary, esprime in quel "ho fatto soltanto bene il mio mestiere" la filosofia di vita, semplice ma efficace, della gente dell Appennino. "E poi nella seconda manche ho attaccato sino a metà del muro", aggiunge Razzoli nella conferenza stampa del dopo gara e prima di un interminabile controllo delle urine all’antidoping. "perché sapevo che era fatta". Non a caso al via della seconda manche – una gara breve con partenza abbassata rispetto a quella prevista per evitare problemi di nebbia in quota – Razzoli aveva un vantaggio di 58 centesimi da gestire. Sono diventati 67 al primo intermedio, 56 al secondo ma soli 16 a fine gara, in fondo a quel muro dove ha preferito controllare la sua discesa evitando rischi inutili all ultimo mento. E la tensione, la responsabilita per l’esito di una gara che tanto peso ha nel del resti poco lusinghiero bilancio azzurro di Vancouver? "Sapevo come fare nella seconda manche – racconta il campione olimpico – perché in coppa del mondo mi è gia successo due volte di essere al comando dopo la prima discesa. In un caso alla fine sono arrivato secondo, nell’altro sono uscito. Ma questa volta sapevo che dovevo continuare ad attaccare ma anche controllare. Sì, ho fatto bene il mio mestiere e sono orgoglioso di questo oro che significa tanto per me, per lo sci e lo sport italiano, per il mio Paese". Del resto gli sciatori dell’Appennino sono gente tosta. In nazionale sono certo meno numerosi di quelli delle regioni alpine, ma sempre grandi talenti. Inoltre, racconta Giuliano, " per arrivare in nazionale ci ho messo parecchio anche perché ho avuto problemi legami alla mia crescita, problemi alla schiena. Se sono qui lo devo anche ad una dottoressa che mi ha molto aiutato e che ora non c’é più, la dottoressa Sara Sodarini". Insomma, quelli dell’Appennino sono tosti tanto che nello sci ci sono nomi che hanno fatto storia. Da Zeno Colò – unico oro olimpico italiano in discesa – ad Alberto Tomba con i suoi tre ori in gigante e slalom. Ora c’é lui, Giuliano Razzoli, oro in speciale. "Probabilmente è perché – spiega Razzoli – noi dell’Appennino facciamo più fatica degli altri in nazionale. Basta pensare che per andare ad allenarci e a fare gare dobbiamo sobbarcarci chilometri e chilometri più degli altri. Insomma, siamo più temprati". "Ma poi – aggiunge e ride per questa sua passione per la buona cucina, vero segreto dei campioni – da noi si mangia bene, molto bene. C’é il miglior cibo del mondo. E, nel caso qualcuno non lo avesse capito, lo ripete anche in inglese: ‘the best food of the world’".

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