Il salto del Grillo


12 LUG. 2009 – La tentazione è stata troppo forte. Anche per lui che ha sempre giurato che mai si sarebbe messo a fare il politico. Beppe Grillo non ha resistito e ha deciso di lanciarsi nella corsa alla segreteria del Pd, il Partitito democratico, o il Pdmenoelle, come lo chiama nei suoi spettacoli. Nella politica, in realtà, le mani ce le ha messe già da qualche anno. Un percorso iniziato nel 2005, parallelamente alla pubblicazione del suo blog, che ha visto i suoi fan trasformarsi da semplici amici di Beppe Grillo a candidati in uno sciame di liste civiche presenti in tutto il Paese. Ora il blogger più seguito d’Italia, ha deciso di passare alla politica dei piani alti. Sì perché va bene partire dal basso, prima coi comuni (con le Province no perché sono da abolire) poi con le Regioni e magari alla fine in Parlamento, ma il percorso in effetti rischiava di essere interminabile. Meglio tagliare corto, e con un semplice post lanciare la propria candidatura alla guida del secondo partito più votato in Italia. “Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c’è il vuoto. Un Vuoto di idee, di proposte, di coraggio, di uomini ” ha scritto Grillo motivando la propria decisione. Sogno o realtà, si chiedono in tanti. No, non si tratta di una boutade estiva, il comico genovese vuole fare sul serio. E c’è da scommettere che farà di tutto per cercare di iscriversi alla competizione interna al Pd. Così come quando disse che un giorno avrebbe partecipato all’assemblea degli azionisti Telecom per dire in faccia ai dirigenti di dimettersi. Raccolse migliaia di deleghe di piccoli titolari di azioni Telecom e il 16 aprile di due anni fa tenne il suo intervento in assemblea. Certo, non è riuscito a cambiare gli equilibri interni dell’azienda, ma un bel polverone lo sollevò, mostrando a tutti quanto scarsa fosse la dirigenzadel gruppo Telecom.Col Pd l’intento è lo stesso: gridare di nuovo che il re è nudo. Stavolta, però, facendo parte della corte, di un partito, cioè che è “senza programmi – si legge sempre nell’annuncio di Grillo -, inciucista, radicato solo nello sfruttamento delle amministrazioni locali. Muto di fronte alla militarizzazione di Vicenza e all’introduzione delle centrali nucleari. Alfiere di inceneritori e della privatizzazione dell’acqua. Un mostro politico, nato dalla sinistra e finito in Vaticano. La stampella di tutti i conflitti di interesse”.Non resta da vedere, allora, come reagirà il partito. Si dividerà, forse, tra chi vuole far correre Grillo e chi invece preferirebbe lasciarlo fuori a priori. Al di là di come andrà a finire, da qui al 25 ottobre lo scenario delle primarie si fa comunque più movimentato. Anche il linguaggio col quale dovranno muoversi i candidati alla segreteria dovrà farsi più chiaro e forte. Di una botta di vivacità non potrà certo lamentarsi una base stanca ormai da troppo di essere più avanti dei propri leader e di doverli star sempre ad aspettare.

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