Il sabato sera è una febbre incandescente


In collaborazione con Consumatori Si avvicina l’estate, si accendono i fari sulle piste da ballo. Davanti alle orchestrine delle balere o nelle sale dove si volteggia sulle note dei ritmi caraibici; sui dancefloor sterminati delle megadiscoteche, o stretti stretti sui pochi metri quadrati dei beach club dove si balla a pochi passi dal mare. Ce ne è per ogni gusto, per ogni età, per ogni ora del giorno e della notte, per ogni tasca: dall’ora dell’aperitivo, fino alla mattina (del giorno dopo) inoltrata. C’è l’ingresso libero (magari con consumazione obbligatoria, ma anche no), e quello iper esclusivo, con selezione all’ingresso perché non basta sganciare 50 euro per entrare in certi localini del jet set.I numeriMisuriamola, questa voglia di ballare: sono 2.800 le imprese registrate al Sindacato italiano locali da ballo (Silb), più 300 night; 1,4 miliardi di euro il giro d’affari, 53mila gli addetti. "Ma si tratta di cifre che vanno ridimensionate – spiega Antonio Flamini, vicepresidente del Silb – di almeno il 25, 30%. Il nostro settore è in crisi: la gente esce come prima, beninteso, anzi forse di più, ma spende meno. Tra l’altro il prezzo medio del biglietto d’ingresso è di 11 euro, esattamente come tre anni fa, perché per attrarre pubblico gli esercenti offrono sconti, ingressi liberi, formule innovative. Insomma, ci facciamo in quattro per far divertire la gente. Poi si spende di meno per bere, si sta più attenti, le leggi anti-alcol preoccupano. E tutto questo si traduce in un sensibile calo di fatturato per il settore". Sempre a proposito di numeri, la società di analisi TradeLab ricostruisce invece un universo fatto di 11.900 locali (di cui 1.300 discoteche "classiche") frequentata da 15 milioni e mezzo di consumatori (dati 2007).Si balla ovunqueInsomma, si esce di più e si spende di meno. "È finita l’epoca della febbre del sabato sera – prosegue Flamini – oggi si alternano tipologie di divertimento differenti e non si aspetta sempre e solo il fine settimana per uscire". Con i conseguenti problemi, uguali in quasi tutte le città italiane, di convivenza tra le piazze fracassone e i condomini di quelli che s’alzano presto e vogliono dormire. Perché ormai si balla anche nei bar, nelle piazze, nei cortili, nei capannoni di periferia, e la concorrenza assedia gli spazi commerciali tradizionali. "Ormai il club regolare, che paga le tasse, è un segmento molto relativo, rispetto alla galassia dei locali – spiega Claudio Coccoluto, leggendario dj italiano, protagonista della scena dance europea – e questo falsa la gara… insomma, non è libera concorrenza se le regole non sono uguali per tutti o non vengono fatte rispettare. Comunque sono convinto – continua – che ci sarà una selezione fortissima, che ci piaccia o no. E chi in passato non ha investito sulla qualità, sulla professionalità e sulla ricerca quando magari aveva le risorse per farlo, sarà spazzato via. Quello che voglio dire è che se l’offerta della discoteche si fosse evoluta strutturalmente verso la qualità, oggi avrebbe un rilievo culturale del tutto differente. E non subirebbe la concorrenza, magari, della pizzeria con musica annessa". "Sì, con un’offerta così ampia e in tutte le sere della settimana – aggiunge il vicepresidente del Silb – l’unico valore aggiunto è quello della qualità".Cinque su dieci in pistaComunque, a prescindere da bisogni, atteggiamenti e motivazioni, i piedi in pista ce li mettono proprio in tanti. Sono circa 14 milioni gli italiani che vanno in discoteca. Una ricerca del Silb, risalente allo scorso anno, rivela che il 55,4% dei giovani tra i 18 e i 34 anni è entrato almeno una volta in un locale da ballo nel corso del 2008. La percentuale sale se consideriamo solo i maschi (60,6%) ed è particolarmente elevata nelle classi d’età 18-19 (71%) e 20-24 (69%). "Non è solo una questione di quantità – commenta Coccoluto – perché il pubblico italiano è oltretutto il migliore d’Europa, viaggia, è curioso. Quando vado a Berlino vedo che metà delle persone sono italiane, lo stesso a Londra; insomma, in tutti i club d’Europa ci trovi degli italiani. Per questo dico che bisognerebbe investire di più sulla qualità, il pubblico italiano se lo merita, e ci sarebbe un ritorno sicuro per chi investe dandosi degli obiettivi anche culturali. Il fatto che i ragazzi italiani girino l’Europa, poi, sposta anche il problema della concorrenza: gli esercenti italiani – conclude mister dj – dovrebbero capire che la concorrenza non è solo con il locale a pochi chilometri di distanza, ma con i club europei. Insomma, la concorrente di Rimini non è Bellaria, ma la scena internazionale. Ibiza? No, non più. Ibiza è stata distrutta da una certa politica turistica che l’ha trasformata in un’isola residenziale tipo Palma di Maiorca. Adesso c’è Berlino, che è lo "swinging London" di questi anni, o un po’ come era Ibiza negli anni ’90".Turismo danceUna tendenza di questi ultimi anni, comunque, è che si sceglie una meta di vacanza anche per i divertimenti che offre in termini di locali, e non solo per le bellezze naturali o il buon livello dell’ospitalità. Secondo una ricerca del Silb del 2005, infatti, il 55% dei turisti (stranieri compresi) attribuisce alla discoteca la stessa importanza dell’albergo e il 23% la reputa ancora più importante.La questione sicurezzaPoi resta il problema della sicurezza, sia a casa propria che in vacanza, anche perchè è stato abolito il divieto di somministrare alcolici dopo le due di notte. In pratica si può bere fino alla chiusura della disco, salvo che poi, fuori, si può avere patente ritirata e sanzioni pesantissime con il tasso che supera anche di pochissimo lo zero (per i guidatori tra i 18 e i 21 anni, o comunque neopatentati), mentre per gli altri resta il limite dello 0,5%. Resta, per i locali notturni e i bar, l’obbligo di esposizione dei cartelli sulla quantità di alcol che i clienti possono bere prima di mettersi alla guida, ma una ricerca del Silb sostiene che il 77% dei frequentatori neppure le guarda. Eppure, secondo TradeLab, i cocktail alcolici rappresentano circa un terzo di tutte le consumazioni.Di fatto, gli incidenti stradali restano la prima causa di morte sotto i 40 anni (anche se evidentemente non solo per colpa delle discoteche) e, al di là della repressione, qualche strada nuova bisognerà tentarla. A livello nazionale è partito il progetto sperimentale "Naso Rosso", che durerà fino alla fine di quest’anno in 10 province italiane: fuori dalle discoteche ci saranno operatori sociali appositamente formati che proporranno un documento in cui si accetta di essere sottoposti al test alcolemico e di essere eventualmente riaccompagnati a casa con appositi pullman.Inoltre in alcune città cominciano a spuntare navette, bus notturni convenzionati tra Comune e club che collegano le città e i locali: a Bologna è stata sperimentata una navetta dell’azienda trasporti che, a spese dei gestori dei locali, collega il centro e la periferia, facendo tappa davanti ai più frequentati locali cittadini, fino all’alba; alcuni locali scontano la spesa sostenuta per il taxi (documentabile con la ricevuta) dal biglietto di ingresso; altrove si pensa a sperimentare un servizio – diffuso a Berlino – che consente di acquistare biglietti chilometrici per i taxi, riducendone la spesa del 20- 30%. Ma ancora manca un approccio al problema che non sia solo repressivo. E negli altri paesi europei? Tra mezzi pubblici accessibili fino a tarda notte e taxi con prezzi assai più economici dei nostri, quasi nessuno usa l’auto privata. © 2009 Consumatori – il mensile dei soci Coop

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