Il ritorno del Maestro


5 AGO. 2010 – Pur consapevole delle difficoltà, Arrigo Sacchi ha deciso di tornare a vestire d’azzurro. Come prima cosa, però, invoca un cambiamento di tendenza. "Lavorerò per fare in modo che il calcio italiano torni a ricoprire un ruolo da protagonista, ben sapendo però che da noi non si è mai creduto nei giovani: il nostro è un Paese per vecchi", ha detto – parafrasando il film premio Oscar dei fratelli Coen – il tecnico di Fusignano nella sua nuova veste di coordinatore delle nazionali giovanili. L’ex ct dell’Italia, che in passato ha allenato anche Milan e Parma, è stato nominato ieri dal Consiglio Federale della Federcalcio e firmerà un contratto con la Figc per i prossimi due anni, le cui cifre però non sono state rese note. "Non credo che la federazione diventerà povera con il mio contratto" ha comunque sottolineato nel corso della presentazione alla stampa, avvenuta oggi in via Allegri a Roma alla presenza dei vicepresidenti federali Carlo Tavecchio e Demetrio Albertini, quest’ultimo anche presidente del Club Sacchi, anzi, ha voluto per prima cosa ringraziare la Figc: "Ha buona memoria. Non nascondo un po’ di emozione". "Ieri sera ho ricevuto telefonate dai dirigenti delle quattro società più importanti d’Italia e questo mi ha fatto molto piacere – aggiunge Sacchi, per far capire che questa nuova sfida sta cominciando nel migliore dei modi – E’ un piacere essere qui e rivedere tanti amici, anche quelli che in passato mi hanno criticato".Parlando dell’attuale momento vissuto del calcio italiano, invece, il commissario tecnico di Usa’94 ha spiegato che sarà fondamentale "avere pazienza, far crescere i giovani. In Italia, nei momenti difficili siamo bravi a fare squadra, a far riemergere le nostre qualità. Per fare tutto questo però servirà la collaborazione di tutti". Dopo la brutta figura rimediata ai mondial sudafricani, secondo Sacchi, "bisogna tornare ad investire nel settore giovanile, bisogna cominciare da lì e poi arriveranno anche i risultati". "Tutti ci dobbiamo impegnare per cambiare la nostra cultura calcistica incentrata sui risultati e sulla vittoria a tutti i costi a prescindere dal gioco e dallo spettacolo", prosegue il tecnico vicecampione del mondo. "Bisogna creare un ambiente meno violento  di quello a cui assistiamo anche in questi giorni. Anche ieri ci sono stati degli scontri ed è una cosa indecorosa. In ambienti così violenti non può esserci programmazione e i giovani non crescono". E per evitare fraintendimenti lo ripete: "L’Italia non ha mai creduto tanto nei giovani, se cominceremo a farlo, se le società investiranno di più su questo possiamo migliorare il nostro calcio".

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