Il riscatto


10 AGO 2009 – Racconta il ministro degli esteri italiani che l’11 aprile 2009 un gruppo di pirati somali ha sequestrato la nave italiana Buccaneer, un rimorchiatore di proprietà della società di Ravenna Micoperi, ha tenuto come ospiti i sedici marittimi (dieci italiani) trattandoli moderatamente bene, dando loro da mangiare (anche se non molto, ma in Somalia non è che si facciano questi gran banchetti). E poi, racconta sempre il ministro italiano Frattini, proprio prima di ferragosto, i pirati si sono stancati di tutte le pressioni su di loro e hanno salutato gli ostaggi. Addio, siete liberi, adesso andate (teniamoci in contatto?).Andrew Mwangura, coordinatore del gruppo marittimo locale dell’East African Seafarers’Assistance Programme (quindi una fonte “terza”, neutrale rispetto ai pirati e al governo italiano) racconta che i pirati hanno ricevuto cinque milioni di dollari: “Stavano contando il denaro ieri sera”, ha detto intervistato al telefono dalla Reuters.Che un governo non parli di come gestisce alcune situazioni di crisi che mettono in gioco delle vite umane è del tutto comprensibile. Che la linea dura in questi casi sia quella che si paga spesso con le stesse vite degli ostaggi è assodato. Ma che il ministro degli esteri con gran fanfara si metta a proclamare quanto siamo bravi, quanto bravo è il nostro governo che impone il silenzio stampa (chissà mai perché se non c’erano trattative in corso?), quanto sono bravi i nostri militari che seguendo il corso del suo ragionamento se ne sono stati lì ad aspettare senza far nulla, se non imporre la loro minacciosa presenza… Beh tutto questo sinceramente è ridicolo.Scrive il ministro Frattini sul suo profilo su Facebook: “Sapevamo da giorni che qualcosa di buono poteva succedere. Ma fino a quando non succede davvero, devi convivere con il silenzio, circondato da sentimenti non sempre positivi e da quella terribile (e comprensibile) sensazione che gli altri ti buttano addosso: di non aver fatto abbastanza”.Dice Silvio Bortolotti, armatore della Micoperi: “Le ultime telefonate che avevo ricevuto in ufficio davano per imminente questo momento, ma non me l’aspettavo per stanotte, piuttosto domani o dopodomani”.Quindi entrambi non solo sapevano che gli ostaggi sarebbero stati liberati, ma addirittura il giorno in cui sarebbe successo. Non vi viene il dubbio che a una tale precisione fosse legato un evento preciso? Oppure entrambi avevano previsto che la pazienza dei pirati si sarebbe esaurita nel giro di 48 ore? O gli stessi pirati avevano fatto sapere: guardate, ancora due giorni e poi li molliamo, non ce la facciamo proprio più.Scrisse il Times il 22 giugno 2006 che l’Italia aveva pagato in totale 11 milioni di dollari (circa 8,5 milioni di euro) per il rilascio di Simona Pari e Simona Torretta nel settembre 2004 (5 milioni di dollari) e per quello della giornalista del manifesto Giuliana Sgrena nel marzo 2005 (6 milioni). A supporto della notizia il Times sostenne di aver trovato le prove in alcuni documenti in possesso di "responsabili della sicurezza a Bagdad", che "hanno svolto un ruolo cruciale nei negoziati" per la liberazione degli ostaggi occidentali, sia italiani che francesi. L’Italia quindi non è nuova alle trattative quando ci sono di mezzo degli ostaggi, perché la stessa cosa non sarebbe dovuta accadere con gli uomini della Buccaneer?Uno dei tanti risvolti negativi del governo Berlusconi, è sotto gli occhi di tutti (come direbbe il presidente del consiglio): è la caduta nel ridicolo del ruolo e dell’immagine internazionale dell’Italia, ridotta a paese razzista, con una stampa imbavagliata, con una serie di scandali da far invidia ai dittatori africani e alle loro corti.Un altro esempio è il “nostro” comportamento nella crisi iraniana. Il ministro Frattini in marzo avrebbe dovuto recarsi a Teheran, rompendo così il compatto fronte occidentale (ed europeo in particolare) contro la dittatura di Ahmadinejad. Poi la situazione iraniana, come sappiamo, è precipitata. Votazioni farsa, manifestazioni, repressione da parte dei guardiani della rivoluzione islamica. A quel punto lo stesso Frattini “improvvisa” e dà disposizione di aprire ambasciata e consolato ai dissidenti iraniani. L’Italia è stata "il primo e unico Paese a esprimere solidarietà ai manifestanti e a condannare le violenze", ma anche "a dare dei visti a cittadini iraniani in difficoltà durante le manifestazioni", dice orgoglioso Frattini. Il 22 giugno l’Italia si dice pronta ad accogliere nella propria ambasciata i feriti, ma l’ambasciata non è un ospedale. Più che i feriti arrivano alcuni manifestanti di quelli pestati in piazza. Stanno lì alcune ore e poi vengono fatti uscire. Alcuni testimoni (ma qui entrano in gioco blog e notizie difficilmente verificabili) dicono che alla loro uscita gran parte vengono arrestati. In ogni caso, come si vede la diplomazia italiana (ma soprattutto il suo “capo”) sembrano dilettanti allo sbaraglio. Oggi sono il solo a dialogare con Ahmadinejad, domani sono il primo ad accogliere i suoi oppositori. Un po’ a caso, supponiamo.Ancora un esempio. Un anno fa allo scoppio della guerra tra Georgia e Russia, i ministri degli esteri dell’Unione europea si riunirono d’urgenza a Bruxelles. La situazione appariva (ed era) grave: di nuovo la guerra in Europa, alle porte dell’Unione. Franco Frattini, unico tra i suoi colleghi, era in vacanza alle Maldive e lì rimase, mandando il sottosegretario Scotti a rappresentare l’Italia. Un gesto a ben vedere giusto, equilibrato. Nel senso che un paese con una diplomazia così debole e dilettantesca come l’Italia di Berlusconi è giusto che si presenti al mondo in tono minore con un sottosegretario.Gli ostaggi italiani della Buccaneer sono liberi e questo è ciò che conta. Ma quanto meglio sarebbe stato se il ministro non si fosse appuntato da solo tutte queste medaglie, se l’armatore avesse taciuto sul riscatto, se su tutta la vicenda si fosse fatto calare un pudoroso velo di silenzio. Tanto, stia tranquillo Frattini, nessun giornale avrebbe strepitato più di tanto.

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