Il procuratore Materia al contrattacco: la Alfano faccia chiarezza


REGGIO EMILIA, 28 APR. 2009 – E’ stato un incontro teso, con attimi di vera commozione, quello del procuratore capo di Reggio Emilia Italo Materia con la stampa. Oggetto dell’incontro le sue dimissioni dalla magistratura dopo le accuse di Sonia Alfano (candidata indipendente per l’Italia dei valori alle elezioni europee). Italo Materia era tra i candidati a dirigere la Procura di Bologna.Materia, ha chiesto alla sua principale “accusatrice”, Sonia Alfano, di fare altrettanta chiarezza. "Procederò naturalmente in sede civile a tutela della mia onorabilità – ha sostenuto tra l’altro il magistrato -, ma non procederò in sede penale nei confronti di una persona che è vittima della mafia. Sarebbe un’azione di pessimo gusto. Procederò comunque su diversi fronti". Sonia Alfano sin dall’ottobre 2008 accusa il procuratore di essere stato coautore di un parere favorevole alla proroga del programma di protezione a suo tempo approvato in favore del mafioso Luigi Sparacio, nel frattempo divenuto collaboratore di giustizia. Materia è convinto che la mossa della Alfano sia in chiave elettorale. Di qui l’invito di oggi che ha il sapore della sfida: "Accetto di pagare il prezzo altissimo di andarmene in pensione con otto anni di anticipo rispetto al massimo possibile – ha affermato – e con prospettive di carriera che non avevano limite alcuno. Invito la signora Sonia Alfano a fare un gesto di chiarezza analogo a quello che ho fatto io". Materia allude alla propria ammissione di aver pranzato col collaboratore di giustizia: "Io ho ammesso lealmente quell’incontro nella trattoria. La signora Alfano dica lealmente che il ricordo di quell’incontro era da parte sua una trovata elettorale e che probabilmente la vicenda ha assunto contorni che sono andati al di là delle sue intenzioni iniziali". "La signora Alfano – ha proseguito il procuratore – posto che questa mia deposizione davanti al tribunale di Catania risale al 2005, dovrà pur dire perché, se era mossa da iniziativa di giustizia, se ne ricorda solo nel 2009. Nel riferire di questa vicenda dice che ho banchettato con falsi pentiti. Io non ho banchettato con nessuno. Si trattò di un incontro occasionale in una trattoria attigua al luogo dove lavoravo e in cui pranzavano tanti magistrati del mio ufficio. Durante una pausa del pranzo, ebbi la ventura di incappare in questa situazione. Non ho mangiato con pentiti. Questo collaboratore, al momento di sedersi a quel tavolo, era ammesso al programma di protezione e ritenuto in quanto tale persona che aveva abbandonato un percorso delinquenziale che ha contrassegnato sempre la sua vita". "Non è vero – ha soggiunto il magistrato – che sono scappato perché, come dice l’on. Lumia, avrei dovuto attendere decisioni del Csm" sulla situazione creatasi per le accuse dell’Alfano. "Ho preso atto che sull’altare maggiore di esigenze elettorali di qualcuno veniva posta in essere una campagna denigratoria contro di me. Ho chiesto al Consiglio di accertare e verificare. Non sono scappato né dovevo rispondere alla piazza. Il 3 aprile il Consiglio decide di rinviare e subito parte un’iniziativa, quella dei banchetti (annunciata in piazza a Bologna-ndr) per raccogliere firme contro di me, che ho interpretato come un linciaggio e una pesante interferenza sull’autonomia del Consiglio superiore". Infine c’é la difesa del proprio operato antimafia: "Mi piacerebbe che la signora Alfano, visto che è molto informata sulle vicende di mafia della Sicilia e del Barcellonese in particolare, sapesse che se c’é una persona che in tutti questi anni ha combattuto veramente la mafia in quella zona, quella persona sono io".

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