Il presidente della Regione Errani ricorda i fratelli Cervi


La celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia è per noi tutti l’occasione per una riflessione e un impegno. Il nostro lavoro abbia modello a modello il meglio dell’Italia, le donne, gli uomini che seppero costruire la libertà e l’unità del nostro Paese. E seppero fare di una terra frantumata e arretrata un esempio di riscatto, di democrazia e di sviluppo.Tutte conquiste civili che oggi sono la prova di un cambio epocale. Un modello che allarghi i confini, un mondo che cambia, riduce le distanze e che vive una crisi profonda. Ed è diventata, questa crisi, per l’Italia, economica, sociale, culturale e morale. Lo stesso sogno europeo che abbiamo toccato con un dito con l’euro, sembra ai nostri occhi di oggi ingabbiato in visioni e politiche di corto respiro e di sapore difensivo. Allora dobbiamo dirlo con chiarezza, nessuna statica difesa è possibile oggi. La strada da imboccare è quella di una coraggiosa voglia di innovare, di capire il futuro, non già per assecondarlo, ma per governarlo nella democrazia, libertà, partecipazione, giustizia, convivenza pacifica. Nelle differenze, indubbiamente nelle differenze. Un mondo di diversi che intelligentemente collaborano per il bene comune.Ecco la nuova missione per l’Italia e per l’Europa: avere la capacità e l’intelligenza per tessere i fili di un patto nazionale e federale adeguato alle sfide che diversamente perderemmo. La nostra missione è quella di contrastare ogni spinta alla divisione per rilanciare e rinnovare l’unità nazionale e per rimotivare nel mondo il grande progetto europeo".Un progetto che metta al centro le nuove generazioni, il sapere e la conoscenza, la dignità del lavoro, le nuove generazioni, il nostro futuro. E’ per loro che dobbiamo costruire una rinnovata entità nazionale, dando risposte concrete alle loro aspettative, prima fra tutte quella del lavoro, un lavoro stabile, duraturo, su cui possano costruire un progetto di vita. Un lavoro che rappresenti la risposta più coerente ai loro studi, alla loro formazione, al loro merito, al loro talento.Serve un cambio di passo e di visione facendo leva sulle nostre qualità migliori, portando valori ed esperienze: nelle sfide per il lavoro, per lo studio, la legalità, l’autogoverno delle comunità locali. E’ questo, a ben guardare, il modo migliore per dispiegare le mille qualità della nostra gente, di questo territorio unico. Un territorio laborioso e solidale, dove il benessere di ognuno passa per quello dell’intera comunità. Dove migliaia di uomini, donne e giovani fanno ogni giorno del volontariato e dell’associazionismo una scelta di vita. Sono una delle espressioni più belle della nostra terra. Un’autentica linfa vitale che va controcorrente: contro la solitudine, l’isolamento, l’egoismo, l’intolleranza. Questa è una comunità speciale per tradizioni, per storia e grandi personalità. Ricordo qui Dossetti e Nilde Jotti. Dunque oggi è la giornata di chi crede fortemente, come noi, nelle possibilità di rilancio, di rinascita del nostro Paese.Signor Presidente, ringraziandola per la sua presenza oggi e per come svolge la sua alta funzione di garante della Costituzione, desidero rappresentarle un’ultima immagine: quella di una regione e di una città, Reggio Emilia, che guardano alle migliori pagine della storia italiana, anche a quelle più dolorose riassunte, per esempio, nel nome della famiglia Cervi, come a un patrimonio vivo da investire per il futuro. La storia e l’esperienza di amministratori che sentono di assolvere ad una funzione di servizio. Per i quali la Bandiera italiana è impegno, sacrificio, speranza, patto di libertà per stare sempre a testa alta in Europa e nel mondo. Con questo spirito, presidente, festeggeremo insieme il 17 marzo la festa nazionale di questa nostra straordinaria nazione.Reggio Emilia, 7 gennaio 2011

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