Il Po tradito dalla Lega


12 FEB. 2010 – Un sacrilegio. Non ci sono altre parole per definire il torto fatto dalla Lega al loro dio, il dio Po. Il grande fiume da tempo aspettava l’avvio di un progetto per la valorizzazione turistica e la messa in sicurezza. I soldi erano già stati stanziati: 180 milioni di euro di provenienza europea stanziati dal Cipe nel 2007 sotto il governo Prodi. Ora però quei soldi sono spariti. O meglio, sono stati dirottati altrove in un fondo strategico istituito presso la presidenza del Consiglio. E nonostante di mezzo ci fosse principale simbolo dell’iconografia leghista, il partito di Bossi non si è opposto al saccheggio, dimenticando quel rito dell’ampolla celebrato ogni anno sul Monviso, punto in cui sgorga la linfa che dà vita alla Padania. Il Po non interessa al governo. Non ci sarà, dunque, nessun progetto "Valle del fiume Po". Così era stato chiamato l’insieme di interventi studiati per migliorare l’integrità ecologica della risorsa acqua, recuperare gli spazi contigui al fiume e conservare il patrimonio naturale e culturale della regione fluviale. Il tutto per renderla più fruibile alla popolazione locale e a un pubblico sempre maggiore di turisti. Alla realizzazione del piano ci aveva pensato una "Consulta della Valle del Po", composta da ben 13 province padane (da Torino fino al mare) che ha coinvolto 4 Regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) ed ha interessato i territori di 490 Comuni.Le intenzioni erano quindi molto buone, ma sono rimaste tali. E la colpa è proprio di un discepolo di Bossi, l’ultimo da cui ci si potrebbe aspettare un torto nei confronti del dio Po. I 180 milioni destinati al progetto "Valle del fiume Po" sono stati infatti dirottati altrove. E a dare il benestare per questo trasferimento è stato il leghista Angelo Alessandri, presidente della commissione Ambiente alla Camera. Che è anche segretario del Carroccio in Emilia-Romagna e vanta nel suo curriculum una candidatura a Reggio Emilia nelle elezioni comunali dello scorso giugno, quando riuscì a raccogliere la cifra record del 18,2% malgrado non fosse alleato con il Pdl. Chissà se tutti i voti che ha ricevuto pochi mesi fa verrebbero confermati anche ora, dopo lo sgarbo al fiume simbolo della Padania di cui si è reso protagonista. Senza contare che, stando alle voci che circolano, i fondi sottratti al Po verranno utilizzati più a sud. Serviranno per la ricostruzione dell’Aquila o addirittura al Comune di Palermo, in gravi difficoltà sulla questione rifiuti.Quel che è sicuro è che la Provincia di Reggio è sul piede di guerra. I consiglieri del Pd Ilenia Malavasi, Elena Carletti, Guido Ligabue e Marcello Stecco hanno presentato un ordine del giorno in cui chiedono "che siano ripristinati i fondi previsti per il progetto" e che "il ministro dell’Ambiente ottemperi l’accordo con le regioni per la nomina dell’Autorità di distretto del Po così come previsto dalla normativa europea". "La messa in sicurezza idrica e ambientale del Po e la sua valorizzazione turistica non sono evidentemente considerati da questo governo una priorità", affermano i consiglieri del Pd. Toccherà quindi ai territori porre rimedio, sfruttando il Piano territoriale di coordinamento provinciale. Che "prevede azioni di difesa del suolo e di tutela e monitoraggio del corretto assetto idrogeologico, nonché azioni di valorizzazione della fascia fluviale del Po, con attivazione di progetti integrati di riqualificazione e rifunzionalizzazione". In attesa di sapere, magari già nel prossimo rito dell’ampolla, in che modo il Grande Fiume si vendicherà con la Lega per il tradimento subito.

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