Il Piano Strutturale Comunale secondo Legacoop


REGGIO EMILIA, 3 MAR. 2009 – E’ rischioso esprimere un giudizio sul Piano Strutturale Comunale, la cui adozione in questi giorni viene proposta dall’Amministrazione comunale di Reggio Emilia, perché qualsiasi valutazione potrebbe essere letta pro o contro l’attuale maggioranza. E’ il risultato della scelta di aver portato il confronto nel merito tecnico fino alla soglia delle elezioni amministrative, esponendolo all’uso improprio di una campagna elettorale. L’economia reggiana ha partecipato attivamente ai due anni di gestazione del Psc, sia attraverso le associazioni nei momenti di discussione pubblica, che attraverso incontri tecnici che hanno coinvolto direttamente le imprese e i professionisti. In questi due anni le associazioni hanno condiviso le seguenti linee di fondo: mentre il vecchio Prg era principalmente lo strumento di attribuzione dei diritti di costruzione, il Psc individua gli ambiti e le priorità che consentono di sviluppare la “nuova città”; l’urbanistica moderna non si preoccupa solo di disegnare l’occupazione degli spazi, ma deve anche essere fattore di integrazione sociale ed ambientale; l’imprenditoria edile si propone come interprete indispensabile dell’innovazione e della riqualificazione dell’abitare, e non semplicemente come un soggetto speculativo. Su questi obiettivi c’eravamo tutti. Se mai in questi due anni le polemiche sono nate sulla gestione restrittiva del Prg esistente che è andata a scapito degli ambiti più complessi e qualificanti (i piani particolareggiati) mentre sono sfuggiti molti completamenti senza adeguati servizi e senza qualità realizzati dall’imprenditoria minore che il vecchio Prg consentiva. La preoccupazione di tutti, nell’immaginare come sarebbe stato scritto il Psc, ha riguardato da subito il potenziale conflitto tra i diritti individuali acquisiti attraverso il vecchio Prg e la volontà dell’Amministrazione di ridurre indici e volumetrie per una “deflazione” dell’edificabilità creata da quel piano. E, a tutt’oggi, questo resta il vero nodo, anche se nel lungo processo di confronto tra assessorato e operatori si sono ottenuti importanti convergenze: ad esempio, per ridurre i danni ai cittadini, abbiamo ottenuto che siano ricompresi automaticamente nel futuro strumento attuatore del Psc tutte le aree edificabili già inserite nel Prg per cui sia stato avviato un iter amministrativo (presentazione di progetto che dimostri la volontà attiva del proprietario). Specifici risultati positivi poi, sotto questo aspetto, sono stati ottenuti nel confronto tra assessorato e associazioni agricole. E siamo d’accordo di stipulare una convenzione con cui l’assessorato si impegna a valutare insieme alle associazioni economiche i problemi che sorgeranno dopo l’adozione: come noto, infatti, ci sarà un anno di tempo dall’adozione perché i cittadini possano presentare osservazioni e opposizioni a quanto previsto nel Psc. Questo non risolverà tutti i problemi, ne siamo consapevoli, ma speriamo almeno che vengano evitati errori involontari.Legacoop Reggio Emilia ha chiesto che venga utilizzato il tempo fino all’ultimo minuto utile per cercare di trovare soluzioni al numero maggiore di questioni. Dire però che serve ancora più tempo per discutere non è realistico, se le motivazioni addotte non riguardano più problemi tecnici ma negano la filosofia di fondo dell’intero Psc. Non è vero che il Psc con l’individuazione di grandi comparti impedisce ai piccoli costruttori di operare: è chiaro invece lo scopo di tutelare la qualità dell’abitare. Non è vero che il Psc se rinunciasse alle sue limitazioni terrebbe in maggior conto il fatto che oggi c’è la crisi: a nostro parere non avrebbe senso incentivare i volumi di edificato se l’unico scopo fosse quello di far lavorare le imprese (anche perché non si vede, nella crisi, chi comprerebbe poi le case). Alla fine, e non può essere altrimenti, è responsabilità del Consiglio Comunale decidere se mantenere i tempi previsti per l’adozione del Psc, oppure se prolungarli, se ritenesse che uno sforzo di condivisione possa ancora essere prodotto, e in questo caso affidare la conclusione dell’iter alla nuova amministrazione che uscirà dalle urne.

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